PHOTO
BOLZANO. «Mettiamo che un giorno, tornando a casa, trovi nella corrispondenza che normalmente riceve la lettera di un avvocato che nemmeno conosce e che le annuncia che sua moglie ha deciso di separarsi. È così che per molti incomincia quel percorso difficile e doloroso che è la fine di un matrimonio e la conseguente separazione», così Elio Cirimbelli direttore dell’associazione separati divorziati di Bolzano che da trent’anni ha come missione proprio aiutare centinaia di persone che ogni anno attraversano non senza sofferenza e grosse difficoltà questo difficile momento. Si calcola che ogni anno siano circa 700 nella sola provincia di Bolzano infatti le coppie che decidono di separarsi e altre 500 quelle che decidono di divorziare. In aumento anche il numero dei conviventi che si separano e che desiderano regolamentare la separazione presso i tribunali. L’associazione nasce da una esperienza di vita privata e personale del stesso direttore e fondatore. È infatti il 1979, il mondo è sconvolto dalla superlativa prova di Dustin Hoffman e Meryl Streep nel film culto “Kramer contro Kramer” che narra la vicenda di una famiglia che si trova ad affrontare il drammatico e in quegli anni nuovo tema della separazione, quando lo stesso Cirimbelli affronta la fine del suo matrimonio. «Dopo anni di matrimonio e due figlie di colpo mi sono ritrovato a dover affrontare questo evento sconvolgente nella mia vita. Invece di buttarmi giù ho cercato di mettere insieme altre persone che come me avevano avuto questa esperienza e di cercare di organizzare delle attività. Dopo qualche hanno (nel 1986 ndr) ci siamo strutturati in un’associazione». Oggi l’associazione può contare su un team di figure qualificate: assistenti sociali, psicologi, consulenti fiscali e legali che aiutano le persone a separarsi “bene”.
Ma cosa vuol dire separarsi bene? «Separarsi rappresenta sempre un fallimento, molte volte è inevitabile, il nostro obbiettivo non è tanto quello di fare in modo che non avvenga - purtroppo quando le persone vengono da noi il vaso è troppo rotto per essere aggiustato - ma quello di fare in modo che l’uno smetta di accusare l’altro di questo fallimento, accettare la propria parte di responsabilità e aiutare le parti a voltare pagina. Spesso a soffrire maggiormente di questi conflitti irrisolti e che a volte si trascinano per anni, sono i figli. Noi cerchiamo di spiegare alle parti che smettere di essere marito e moglie non vuol dire smettere di essere genitori e quindi anche corresponsabili del benessere dei figli».
E proprio a tutela dei bambini e dei ragazzi va registrata l’iniziativa dell’associazione che ha messo a disposizione 6 appartamenti per dare la possibilità ai papà divorziati di accogliere gli incontri con i figli in un ambiente dignitoso. «Vergognoso che la politica abitativa non si renda conto di questa problematica» secondo Cirimbelli.
Intanto per i trent’anni l’associazione organizzerà un convegno il 16 aprile presso il centro pastorale dal titolo “Famiglia Oggi” i relatori saranno la presidente del tribunale di Bolzano Elsa Vesco, docenti, psicologi, la direttrice dell’Astat che presenterà i dati delle famiglie in Alto Adige.
Come cattolico divorziato e risposato Cirimbelli inoltre ha seguito con grande attenzione le aperture di papa Francesco sulla comunione ai divorziati attraverso quella che il pontefice chiama “L’accoglienza della penitenza”. Sostanzialmente la speranza è che in un prossimo futuro anche i divorziati possano accedere ai sacramenti grazie a un percorso di accompagnamento.
Da registrare infine anche la recente presa di posizione di del direttore dell’associazione sulla proposta di una parte politica, che in seguito all’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili vorrebbe stralciare l’obbligo di fedeltà anche dai matrimoni tradizionali: «Si parla sempre di diritti e sempre meno di doveri. Trovo giusto che chi è venuto meno alla promessa di fedeltà rendendosi quindi responsabile della fine di un rapporto ne paghi le conseguenze anche da un punto di vista legale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA


