Bolzano. Era il 19 febbraio 1986 quando elio cirimbelli e serena dalla pozza presentavano in conferenza stampa la nascita della associazione separati divorziati asdi anche a bolzano. l’asdi si era costituita già a roma, qualche anno prima: i fondatori furono daniele ferlito avvocato, edoardo giusti, psicologo e psicoterapeuta, cochi ponzoni e un gruppo di amici. prima di costituire l’asdi a bolzano, cirimbelli, dopo la sua separazione risalente al 1979, si era occupato sempre con serena dalla pozza della triste piaga dell’alcolismo al cra, centro recupero alcolisti fondato da cesare guerreschi. va detto, però, che già nel 1985 avevano aperto a bolzano in un ufficetto in piazza erbe, un centro di ascolto che chiamarono studio 3c che significava conoscere, conoscersi, comunicare. già allora si erano accorti di quanto le persone erano sole. si formavano gruppi di persone, molto eterogenee come età, cultura e di sesso diverso che si riunivano parlando del loro vissuto ma soprattutto della loro “solitudine”. erano persone prevalentemente uscite magari da “brutte” separazioni e che faticavano ad accettare ed a elaborare il “lutto” di un distacco. «chi si rivolgeva a noi – spiega elio cirimbelli, che l’anno prossimo lascerà il timone – era alla ricerca di un partner e rischiavamo di essere scambiati per una sorta di agenzia matrimoniale. cosa che non volevamo assolutamente. fu proprio in quegli anni che mi venne tra le mani un libro di edoardo giusti “l’arte di separarsi” dove l’autore raccontava la nascita dell’asdi a roma. lo andai a trovare ed in quella occasione conobbi daniele ferlito e chochi ponzoni, che conoscevo solo attraverso le sue apparizioni in tv e in teatro con la celeberrima coppia “cochi e renato”. me ne ritornai a bolzano – continua e con la loro autorizzazione e l’anno dopo costituimmo una sede asdi anche nella nostra città».

Gli inizi della nuova realtà

«Iniziammo – prosegue Elio – con una psicologa, Serena dalla Pozza, che è ancora con noi, alcune assistenti sociali che ci davano una mano, facendo come noi tutti puro volontariato, un paio di avvocati tra i quali David Biasetti che collabora ancora con noi, un sacerdote e naturalmente il sottoscritto. Allora avevo frequentato un corso di counseling. Senza l’aiuto prezioso di Serena, Helga, Francesca e Giorgio che, insieme, a me fornirono proprie garanzie in banca per avere un affidamento di 50 milioni delle vecchie lire aprimmo la prima sede e iniziammo concretamente ad operare per qualche pomeriggio la settimana. Per noi era puro volontariato, avevamo tutti un lavoro».

L’assessore Otto Saurer

«La svolta avvenne dopo un paio di anni quando bussai alla porta del compianto assessore Otto Saurer. Gli dissi: “Caro assessore cosa, farebbe lei se un giorno, aprendo la corrispondenza, trovasse una lettera di un avvocato che le preannuncia la volontà di sua moglie di volersi separare? Molte volte le separazioni iniziano così...”. Il primo contributo, allora, fu di circa 12 milioni. Iniziammo così a lavorare assumendo anche due assistenti sociali. Ho sempre ritenuto che la prima forma di aiuto sia l’ascolto. Ancora oggi è così. È fondamentale ascoltare, accompagnare le persone nell’affrontare percorsi dolorosi come può essere una separazione, molte volte non voluta ma solo “accettata”». L’equipe dell’Asdi cresceva, di numero ma soprattutto di professionalità. Corsi di formazione, master, corsi di specializzazione e di mediazione familiare. «In un libricino che stampammo dopo dieci anni– rivela Cirimbelli –, Saurer scrisse : “A l’Asdi va riconosciuto il merito di essere stato il primo servizio specializzato sul territorio provinciale e noi aggiungiamo nazionale ad occuparsi in modo professionale della sofferenza di cui rimane vittima un nucleo famigliare quando giunge al termine del suo percorso comune”. Siamo stati sempre i precursori, gli apripista nel prevedere e nell’occuparsi delle conseguenze, del prima del durante e del dopo separazioni. Prima casa accoglienza per genitori/papà separati, gruppi di auto mutuo aiuto, progetti pilota. Nel 1997 – continua – diventiamo anche Centro di Mediazione Familiare. Grazie a noi nel 2001 la giunta provinciale delibera che la Mediazione Familiare sia riconosciuta come Servizio Sociale. Questa è la mia battaglia affinché il percorso di Mediazione Familiare entri nel nostro ordinamento giuridico nelle separazioni altamente conflittuali. Non obbligatoria ma incoraggiata. Con la ex ministra Bonetti ne stavamo parlando oltre ad altre cose ma purtroppo non è più al Governo. Vedremo di ricominciare con chi sarà il o la nuova Ministra. Ora - conclude – l’Asdi in base alle normative che regolamentano il terzo settore, ha cambiato il proprio statuto ed è diventata “Centro di Mediazione Familiare Asdi Odv”. È e rimane comunque una associazione di volontariato, no profit che si avvale di personale volontario ma anche di personale altamente qualificato e al passo con i tempi».