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BOLZANO. «I letti nuovi per le cure palliative? Sono dodici e li abbiamo pagati noi. Ed è stato lo stesso per i comodini, le sedie, i tavolini, le lampade, le tende, l’angolo del caffè e per sistemare parte dell’arredamento degli studi dei medici e degli infermieri. In tutto abbiamo speso 120 mila euro». Mara Zussa - presidente de "Il Papavero" - l'associazione nata nel 2008 che sostiene il lavoro dell'Hospice del San Maurizio con una cinquantina di volontari, 270 soci ed un'onda d'urto spaventosa - ha pagato quello che Provincia ed Asl non potevano più permettersi.
Un’Asl che spende ogni anno per mantenere sette ospedali un miliardo e 200 milioni di euro non è riuscita a trovare il denaro per pagare gli arredi dell’Hospice che la stessa Provincia ha appena finito di ristrutturare e che consegnerà alla popolazione tra poche settimane. I lavori di risistemazione del Servizio che si trova al terzo piano del Padiglione W - iniziati un anno fa - sono terminati da poco ed a breve il reparto - nel frattempo trasferito in via Fago - potrà tornare “a casa”. Insomma il centro le cure palliative rinasce anche con i fondi raccolti, famiglia per famiglia, dall’associazione che fa rete tra il dolore di chi non ha più speranza.
L’Hospice riaprirà il 13 novembre (la data è ancora da confermare) finalmente ristrutturato dopo gli anni del volontariato, delle iniziative pionieristiche quando le cure palliative erano considerate l’ultima ruota del carro ed il dolore dei malati e delle loro famiglie un male inevitabile.
E rinasce anche con gli arredi nuovi pagati dal Papavero che ha versato di tasca sua 120 mila euro.
Ma scusi, presidente, com’è andata? Quando e come avete capito che se volevate letti e lampade nuove dovevate pagarveli?
«E’ stato circa un anno fa - riprende Mara Zussa - quando abbiamo incontrato l’assessore alla sanità Martha Stocker che è stata molto chiara. Scusate - ci ha detto - ma per gli arredi dell’Hospice di Bolzano non abbiamo più soldi, ci mancano 90 mila euro, li abbiamo finiti! Dobbiamo ristrutturare il “Martinsbrunn” di Merano...». (Casa di cura gestita dalle Suore di Carità di San Vincenzo de' Paoli). E voi cosa avete risposto? «Niente, abbiamo ascoltato. In verità avevamo un qualche sospetto che sarebbe andata così ma fino all’ultimo abbiamo sperato di sbagliarci. Poi, com’è finita la riunione, noi del Papavero ci siamo guardati in faccia. E adesso che facciamo, ci siamo detti? Non possiamo mica rimettere i vecchi mobili, tanti rimediati fortunosamente dai vari reparti!». Alcuni regalati dall'ex primario di Ematologia, Paolo Coser. «Noi vogliamo che l’Hospice abbia il massimo. E siccome gestiamo i soldi donati in memoria di chi non c’è più, abbiamo il dovere di usarli per far vivere al meglio i vivi. E allora abbiamo pensato che quel denaro ce l’avremmo messo noi. E così abbiamo fatto perchè il nostro obbiettivo è di avere una struttura adeguata ed idonea alle esigenze dei pazienti e dei loro familiari». Stringendo la sintesi perfetta è una sola: Asl e Provincia non hanno trovato i soldi per i letti ecc. del reparto. Centoventimila. E questo è successo all’interno di un’organizzazione sanitaria in cui certi primari si sono messi in trincea contro la norma Renzi che pone un tetto a stipendi superiori a 240 mila euro lordi l’anno. Ne vorrebbero di più. E l’assessorato e la direzione generale dell’Asl hanno spiegato che in fondo i medici hanno ragione e che noi tutti dobbiamo capire se vogliamo avere una sanità da Nord o Sud Europa. Ammettendo dunque di essere disposti a pagarli molto, molto meglio - «fino a 100 mila euro di più» - hanno detto, perchè altrimenti scappano all’estero.
Ma in questa terra che solo a volte pare di Bengodi ci sono voluti i fondi raccolti a fatica grazie alle donazioni, tolte dai risparmi di parenti e amici di chi ha avuto un caro assistito dal dottor Massimo Bernardo e dai suoi collaboratori, per comprare letti e comodini dove troveranno conforto i nuovi pazienti nelle loro ultime settimane di vita.


