BOLZANO. Benko stringe il cerchio. Che più che un cerchio sembra un cappio, che corre tutto intorno all'areale della stazione autocorriere. Metro dopo metro: l'ultimo corrisponde ai locali affittati dal Consiglio provinciale e occupati attualmente dal gruppo di Alto Adige nel Cuore (Alessandro Urzì) nell'edificio dell'ex Camera di Commercio in via Perathoner. «Li abbiamo comprati nemmeno un mese fa», conferma Heinzpeter Hager, il proconsole di Benko a Bolzano. Il cerchio sarà chiuso tra neppure un mese. E' a settembre , infatti, che verranno a maturazione tutte le opzioni di acquisto sugli appartamenti del condominio di via Garibaldi. «Ne mancano pochissimi - dicono alla Signa - e su quei pochi stiamo lavorando in queste ore. L'obiettivo è esercitare l'opzione su tutti a settembre». Con gli acquisti all'ex Camera di Commercio e quelli in via Garibaldi la geografia urbana del quadrante di via Alto Adige- via Stazione è completamente modificata. Benko ha chiuso l'area di proprietà pubblica che si insinua all'ingresso della stazione autocorriere fino a sbucare di fronte alla ferrovia, dentro una cintura di sicurezza. «Sarebbe meglio dire di castità», ironizzano negli uffici dell'Urbanistica comunale. Perché a questo punto dovrebbe essere frustrata ogni velleità della concorrenza di esercitare qualsiasi azione di allargamento verso l'esterno. E' una strategia, quella del tycoon austriaco, che si sta delineando in tutte le sue possibili direttrici di avanzamento. Se Benko si presentasse al bando per la riqualificazione dell'area e si aggiudicasse l'appalto per la costruzione del centro commerciale, avrebbe in suo possesso tutte le opzioni: dalle specifiche alberghiere (l'hotel Alpi) a quelle immobiliari (i condomini che circondano l'area della stazione). Se , al contrario fosse Oberrauch il solo a presentarsi l'8 agosto in Comune, si troverebbe fortemente condizionato dalla fascia di sicurezza che Benko ha disegnato intorno al perimetro costruttivo. Dovrebbe, in sostanza, concentrare la sua attività nella sola zona di proprietà comunale. Ma perché, quindi, anche quest'ultimo sforzo per i soli locali affittati dalla Provincia in via Perathoner? E' semplice, spiegano i benkiani, «perché anche in quell'area specifica la concorrenza dovrebbe rispettare rigidamente le distanze tra gli edifici. E se i proprietari non lo consentono non potranno muoversi di un millimetro». In sostanza si sta facendo terra bruciata. E Benko si muove perfettamente all'interno delle regole del mercato. Sia operando le acquisizioni, sia nel caso dovesse essere escluso dal bando, imponendo le regole della proprietà. Ma anche sulla deadline le questioni non sono così definitive. Entro venerdì infatti,i competitori dovranno presentare il loro progetto in grado di aderire ai paletti fissati dal Comune per il Pru , la riqualificazione urbana dell'area. Ma la legge favorisce comunque il primo presentatore del progetto, in questo caso Benko ( che ha proposto pubblicamente la sua idea e il disegno e l'idea di Chipperfield nel novembre scorso). Nel senso che se, una volta che il Comune abbia concluso l'iter di perfezionamento del bando di concorso, la Signa si presentasse al Municipio con un progetto modificato e perfettamente aderente alle nuove specifiche, potrebbe in ogni caso inserirsi nell'appalto e avviare la costruzione del centro. Sempre che le convenga. Sempre che la riduzione della cubatura commerciale prefigurata dall'assessorato non venga considerata in ogni caso penalizzante. E comunque, con Benko proprietario di tutti gli edifici privati intorno all'area pubblica, le questioni si complicherebbero per chiunque. E potrebbe essere avviata una lunga guerra di posizione fatta di ingiunzioni e ricorsi, dove ogni sforamento anche di millimetri del cantiere sarebbe in grado di generare tensioni. In sostanza la politica del fatto compiuto, che sembra non aver ottenuto i risultati sperati a livello politico e amministrativo, sta ottenendo successi sul piano immobiliare. Che è il terreno che Benko conosce alla perfezione. In questi giorni si attendono novità anche su palazzo Menz, lo storico edificio di via della Mostra, il primo a cadere nella rete del tycoon. Sulla sua destinazione d'uso in particolare ma anche sui marchi e la tipologia merceologica che potrebbe ospitare. Intanto, il gruppo Oberrauch ha concluso il suo lavoro progettuale, diviso tra Boris Podrecca e lo studio paesaggistico milanese che sta curando la parte verde, tra parco della Stazione e piazza Magnago. Tra cinque giorni la scadenza. Definitiva. Magari no.

©RIPRODUZIONE RISERVATA