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BOLZANO. Tra i biliardi del bar Torre, Lauda è un cappellino rosso che si muove. Si vede solo quello. Il resto è schiacciato dai selfie, attraversato da mani in cerca di autografi, preso a spallate da vecchi e nuovi fan. «Niki, qui, fatti vedere...». C'è chi alza un bambino sulle spalle neanche si trattasse di fargli vedere il papa. Lauda è irraggiungibile. Ma dietro avanza il tycoon austriaco. «Ah, lei è Benko... Bene, fa lo stesso, faccia un sorriso...». I due sembrano le Madonne pellegrine. Benko appare un po' spaventato. Non se lo aspettava. Ma lì la città non ha l'aplomb di piazza della Mostra. Lauda si muove piano tra i tavoli, curva con lo stesso impegno che metteva sulla Rascasse di Montecarlo. Ma forse qui è peggio. Arriva l'appassionato: «Niki, come vanno le Ferrari quest'anno? ». E lui, nonostante il contratto Mercedes: «Beh, non dovrei dirlo ma sono molto vicine. Quasi troppo vicine alla Mercedes...». Il tour di Benko nella Bolzano profonda, quella da conquistare al "sì", inizia in via Sassari. A due passi dall'altro bar, il Piacenza, dove Caramaschi ha visto i suoi supporter del "no" giusto un paio di settimane fa. Di fronte, dall'altro lato dell'incrocio, verso viale Europa, c'è un banchetto dei 5Stelle. Uno di loro dice sconsolato: «Per reggere la concorrenza dovevamo far venire Grillo...». In effetti per il Lauda benkiano è un bagno di folla. Un tour fitto. Con pit stop studiati. Perchè Hager impara presto, sa che i referendum si vincono nei quartieri. Si tiene lontano dai Portici, dove i "Laubenkönig" hanno le loro ridotte; lì, tra le antiche famiglie commerciali c'è il nemico. E allora fa partire Lauda dal Torre, lo porta lungo piazza Don Bosco e via Milano nel luogo simbolo della Bolzano italiana, al Romagnolo di Piazza Matteotti, per poi farlo deviare nella città nuova, al Fantasy e fargli infine trovare la bandiera a scacchi al Riz, in una Piazza Domenicani sferzata dal vento, al confine con le trincee dell'Unione Commercio oltre via Goethe. La Don Bosco che aveva preso d'assalto il ponte del Twenty il giorno dell'inaugurazione e aveva riempito l'Uci e McDonald non la manda a dire. «Preoccupati di Benko noi? - dice Roberto Polli, il gestore del Torre - Preoccupati i proprietari del centro storico, quelli sì lo sono. Fanno pagare 30mila euro al mese per un negozio, se arriva questo qui sai come calano i prezzi...». Graziano Dorigatti chiede un autografo proprio a Benko: «Renè dovevi venire prima...». Anna Pitarelli si concede una foto ricordo con Ubaldo Bacchiega. Torme di ragazzi chiedono una foto con Lauda. Non si capisce quanti siano qui per il vecchio campione della Ferrari e quanti invece per il Kaufhaus, Ma fa lo stesso. Per Heinz Peter Hager soprattutto. In Piazza Matteotti la comitiva è ingaggiata da un "presidio democratico". Il comitato del no è lì, composto. Ma non molla. Pochi ma buoni. Due ragazze, il duo di cabaret “Sorelle Abram”, mettono in piedi una recita: «La città è nostra...», cantano in coro. La verde Wally Rungger si aggira inquieta, come gli altri. Due signore escono dal dopo spesa e afferrano i santini con Lauda-Benko sorridenti. Poi se ne vanno: «Cossa i' te gha dito?», «Mah, che Benko ghe mete i sghei...».Insomma messaggi subliminali o meno ma per tutte le tasche. Anche al Fantasy stesse scene. In Corso Libertà non ci sono i portici di via Museo. Lauda chiede di entrare. Ha freddo. E tira vento. Incrocia Ezio Zermiani, l'inviato della Formula 1 Rai di mille circuiti. «"Ehi Ezio, ma vaff...", mi diceva, scherzando, così, quando lo andavo a trovare ai box- ricorda il giornalista bolzanino - soprattutto quando perdeva». . Al bar Riz stesso copione. Dentro non passerebbe uno stuzzicadenti. Qualcuno si infila dietro il bancone, nell'unico varco ancora libero, e si stringe su Lauda. In serata arriva l'incontro con i sostenitori sotto le volte affrescate di Palazzo Menz. Lauda è a fianco del suo socio Benko. Insieme sono impegnati in vari affari immobiliari con le società del tycoon. "Bolzano? - dice il campione - Una città che merita il meglio. E che meriterebbe comunque di non avere quella zona così degradata. Il progetto? Dovrebbe mettere le cose a posto. Benko è il futuro. Io lo conosco e so che le cose le fa bene».
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