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BOLZANO. Chiedessero a Dario Franceschini di andare a Palazzo Chigi dopo Monti, «la risposta sarebbe no». Eppure, dice il capogruppo del Pd alla Camera, «un po’ di esperienza ce l’ho, sono stato sottosegretario e presidente del partito, ma fare il presidente del Consiglio è un’altra cosa». Questo per dire che alle primarie del centrosinistra, «Bersani è il candidato da votare. Per questo ruolo serve la sua competenza, non la voglia di rottamare di Renzi». Franceschini è uno degli sponsor nazionali di Bersani come candidato premier. Ieri ha chiuso la campagna elettorale del comitato Bersani nel circolo Pd di via Resia.
Figlio di un partigiano ferrarese, Franceschini è stato accompagnato da Lionello Bertoldi a visitare il muro del lager. Una storia che non conosceva, «ma molti ferraresi sono passati da questo lager», gli ha raccontato Bertoldi. Al circolo Pd Franceschini ha incontrato alcuni dei volontari che domani saranno impegnati ai seggi (si vota dalle 8 alle 20, poi lo spoglio, «si vince con i voti e la buona organizzazione»), simpatizzanti, i coordinatori del comitato Bersani di Bolzano (Carlo Costa e Alessandro Huber) e di Trento (Paola Stelzer e Andrea La Malfa), il segretario Antonio Frena, i deputati Luisa Gnecchi, Gianclaudio Bressa e Laura Froner, Christian Tommasini, Chiara Pasquali e Sergio Bonagura .
I sondaggi danno Bersani in vantaggio su Renzi di dieci punti: «Avvicinandosi il voto, sempre più le persone inquadrano il fatto che queste primarie servono per individuare il candidato premier e che la rottamazione non c’entrava nulla. Le primarie sul candidato segretario del Pd saranno l’anno prossimo, lì parleremo di ricambio generazionale. Bersani premier, perché il prossimo presidente del Consiglio dovrà essere in grado di andare sui mercati e in Europa a confermare la credibilità che l’Italia sta provando a ricostruire». Dopo le elezioni, « si tornerà alla normalità: chi vince governa e chi perde va all’opposizione. Non è immaginabile avere ancora un governo sostenuto da Pd e Pdl. Il primo problema di chi vincerà le elezioni sarà quello di coinvolgere Monti. Ci sono tanti modi per servire il proprio Paese».
Rapporti tesi tra il governo Monti e le autonomie speciali. La Svp spera nel ritorno dei governi politici. Franceschini manda un segnale di rassicurazione a tutto tondo»: «Abbiamo sempre avuto un impegno per valorizzare le regioni speciali che sono state disegnate per motivi ben precisi. Ogni tanto riemerge il tema dei “privilegi da superare”, ma il merito di avere amministrato bene e saputo gestire una situazione difficile non è un privilegio, ma una conquista. Siamo un Paese strano: per 15 anni si è parlato solo di federalismo, poi si è iniziato a svoltare verso un nuovo centralismo. Ritengo che l’esperienza di buon governo delle autonomie speciali dovrebbe servire come punto di riferimento per le altre Regioni».
Il prossimo governo, riassume, «dovrà rimettere in ordine le gerarchie di questo paese, ed è su questo che si misura la nostra differenza con la destra: certamente si deve lavorare dei redditi medio-bassi con la riduzione dell’Irpef, ma dobbiamo pensare anche a chi un reddito non ce l’ha più». Alleanze: «Renzi dice né con Sel né con l’Udc. Difficile arrivare al 51% da soli. Bersani è il leader capace di allargare il campo, recuperando un pezzo di Italia moderata».
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