In un certo senso, ieri non c’è stato nemmeno il tempo di respirare. Il presidente della Repubblica Mattarella lascia Bolzano e l’Alto Adige nel giorno in un cui la città - ed è fino ad un certo punto una battuta - si attacca al tram. Dal presidente sono arrivate parole importanti. Parole e gesti, in realtà. Perché la sua doppia visita assume significati che vanno ben oltre la giornata di ieri. Sul tram sono invece volate in questi giorni parole d’ogni tipo. Prevalgono, sulle altre, tre sensazioni. Che il sindaco non sia riuscito a spiegare le sue (buone?) ragioni: del resto, lui è forte quando si tratta di decidere; è invece debole quando si tratta di discutere, di mediare, di accettare le critiche. Per difendere il tram e l’idea che qualcosa si debba pur fare per risolvere i mille problemi del traffico bolzanino, è persino scivolato sul concetto di democrazia. Il concetto, ricordiamolo, che prevede che si possa vincere - incluso un referendum - anche per un solo voto, accettando però la sconfitta, se si sta dalla parte dei perdenti. La seconda sensazione: il dibattito s’è spostato dal piano tecnico a quello politico. Noi abbiamo cercato in tutti i modi di mettere posizioni molto diverse fra loro, le une di fronte alle altre. Ma per molti - troppi - il referendum è diventato una specie di test generale in vista del voto delle comunali. Peccato, perché il tram non è di destra o di sinistra: o serve o non serve. Non è detto che sia la soluzione a tutti i mali di Bolzano. Ma si può capire chi cerca di superare il pericolo dell’immobilismo. Gli incontri non sono mancati, ma l’accelerazione finale ha impedito che si potesse avviare un confronto davvero franco sui pro e i contro di questa scelta. Ovviamente c’è sempre un’alternativa e la specialità bolzanina, in linea col resto del Paese, è il benaltrismo. Di fronte a qualsiasi soluzione, si tende a dire che servirebbe sempre ben altro. Però un vero dibattito - ad esempio sulla scelta del percorso - è mancato. Un’occasione sprecata, perché la fretta - anche quando nasce da una spinta ecologica e dal desiderio di liberare una città sotto assedio - non è quasi mai una buona consigliera. La terza sensazione è che il tram sia un po’ appeso a un futuro ancora da definire. È (sarebbe) un punto di partenza importante, ma tutto ciò che ne discende è ancora poco chiaro. Chi accelera dice che da qualche parte bisogna pur cominciare. Ed è vero.

Ma chi frena dice che non è imponendo una scelta che si superano anni di immobilismo. Comunque oggi decideranno i bolzanini. Sempre che vadano a votare: perché il referendum, benché consultivo, ha un valore solo se alle urne andranno almeno 25 mila elettori. Tanti, a ben guardare. I conti si faranno questa sera. Ma non sono e non saranno i conti col sindaco: sono i conti col tram.

Alberto Faustini