L’emergenza

Lavora in hotel, ma è costretto a dormire in strada

Il lavoratore straniero ha un contratto di quattro mesi per un importante e lussuoso albergo della città. Di giorno indossa la divisa e un sorriso cordiale, la notte dorme sui cartoni di fronte all’Infopoint di via Renon, dove ogni giorno chiede un posto e dove ogni giorno riceve un numero come risposta



BOLZANO. Dopo il pressing di Confindustria e sindacati, l'assessora provinciale Ulli Mair lo ha ribadito: l'ex "Bagni di Zolfo" ospiterà alloggi per lavoratori a prezzi calmierati. «Bolzano - spiega - ne ha urgente bisogno». Che non diventi, ci tiene a sottolineare, «una struttura da senzatetto mascherata da dimora per lavoratori». Eppure in una società che sta riscoprendo nuove forme di povertà, spesso è proprio chi lavora, ed è legato al territorio da un contratto, a vivere per strada o in alloggi di fortuna. Attualmente ci sono 52 persone in lista all'Infopoint in attesa di un posto di accoglienza in città. «Molti hanno gravi fragilità fisiche o psicologiche», spiega Davide Monti, condirettore generale dell'associazione Volontarius. Nomi e storie oltre ai numeri.

Lavoratore senzatetto

Amin (tuteliamo la sua privacy con un nome di fantasia) ha un contratto di quattro mesi per un importante e lussuoso albergo della città. Di giorno indossa la divisa e un sorriso cordiale. Accoglie i vacanzieri, gli imprenditori in viaggio e pulisce quelle camere confortevoli e pulite. La notte dorme sui cartoni di fronte all'Infopoint di via Renon, dove ogni giorno chiede un posto e ogni giorno, da venti giorni, riceve un numero come risposta. «Ci sono venti persone davanti a te», poi tredici, ancora dodici. Non si arrende, e rimane accampato lì, quasi in segno di protesta. Ha 31 anni, un'invalidità alle braccia causata da una malattia rara, un permesso di soggiorno per lavorare e costruirsi una vita qui.

Ma la città sempre in alto in classifica nella qualità della vita, non concede affitti a chi ha un contratto a tempo determinato, e non ha abbastanza posti per dare un letto, un tetto e una doccia a chi invece serve come forza lavoro nei magazzini, hotel o centri commerciali. «Sono partito dal Marocco perché sognavo una vita migliore qui - racconta in un italiano quasi perfetto che ha imparato in pochi mesi - con la mia invalidità nel mio paese facevo fatica a trovare un lavoro. Per due giorni ho viaggiato sotto un camion. Sono arrivato in Spagna, poi in Francia, a Milano e finalmente ho ottenuto i documenti. Infine, due mesi fa, sono venuto a Bolzano, dove ho trovato quasi subito un contratto di lavoro, anche se a tempo determinato». Lo sentiamo al telefono, mentre sistema il giaciglio per la notte: cartoni bagnati dalla pioggia. Per una settimana ha dormito al centro ex Lemayr, prima che chiudesse per la fine dell'Emergenza freddo. Adesso è in lista per ottenere un posto in quanto persona fragile, ma il Comini (l'unica struttura per persone senzatetto aperta tutto l'anno) ha tutti e 95 posti occupati, molti da persone in particolari condizioni di vulnerabilità.

L'aumento dei fragili
«Larga parte delle persone ospitate al centro Comini sono considerate fragili - spiega Davide Monti di Volontarius - Lo stesso vale per le persone in lista di attesa: una fetta importante sono soggetti con una invalidità, in età avanzata, affetti da patologie o in cura per gravi dipendenze. L'Infopoint sta lavorando per definire quelle che possono essere le priorità. Con gli assistenti sociali stiamo organizzando colloqui con le persone in attesa per capire chi ha più urgenza, ma non è facile». Molti - come Amin - rimangono a Bolzano perché qui hanno trovato un lavoro. «Purtroppo con un contratto a tempo determinato è quasi impossibile trovare una stanza in affitto. Anche con un contratto indeterminato è difficile- prosegue Monti - Bisogna venire incontro a queste persone».

Nuovi alloggi, i requisiti

Il progetto all'ex "Bagni di Zolfo" si inserisce nell'ambito dell'edilizia abitativa di utilità sociale. Priorità «ai lavoratori provenienti dall'area di riferimento del territorio», spiega l'assessora Mair. «Gli alloggi - prosegue - saranno assegnati sulla base di una graduatoria e riservati a chi soddisfa i requisiti previsti per un'abitazione "per residenti". Ossia, avere una residenza di almeno cinque anni oppure un contratto di lavoro valido. Ora si tratta di individuare partner di utilità sociale adeguato per la realizzazione del progetto, al fine di garantire nel lungo periodo un utilizzo sostenibile ed equilibrato dal punto di vista sociale».

A livello provinciale sono attualmente in fase di realizzazione diversi progetti nell'ambito dell'edilizia abitativa di utilità sociale, mentre altri sono in fase di pianificazione, sia attraverso il recupero di edifici esistenti sia mediante nuove costruzioni. «Questo sviluppo dimostra che il modello funziona e che offre soluzioni concrete per ridurre la mancanza di alloggi in affitto e per creare abitazioni adatte ai lavoratori», spiega Mair. «In questo modo anche il mondo economico ha nuove opportunità per avviare progetti simili e realizzarli in altre sedi», conclude l'assessora. Forse, una speranza per i tanti a cui non basta uno stipendio di base per permettersi un tetto.













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