BOLZANO. Mettete dei fiori nei vostri balconi. Sarà questa la difesa, l'ultima trincea per salvare il salvabile, lasciate perdere i cannoni. Ma dovranno essere fiori e piante «nettarifere». Dall'astro alla zinnia, all'edera, all'ibisco cinese, alla centaura. Perché? Per la ragione che senza fiori non c'è nettare, senza nettare non ci sono api e senza api non ci siamo noi. Letteralmente. Se scomparissero le api sarebbe finita l'umanità. Garantiscono il collegamento tra aria, piante, vita. Sono la nostra assicurazione sul futuro. «Le sentinelle dell'ambiente» le ha definite Sergio Angeli ieri all'università. Sì, proprio alla Lub, il tempio del sapere contemporaneo, la nostra finestra sull'innovazione plausibile e possibile. Lui, Angeli, ci lavora come docente in «ricerca apistica» perché sono decenni che il mondo scientifico ha compreso che senza il ritorno delle api non ci sarebbe futuro, altroché innovazione. Con lui, decine di studiosi, apicoltori, vivaisti, giardinieri che hanno dato vita al sesto convegno nazionale di apicoltura urbana. Che vuol dire questo: anche le città devono dotarsi di api. Non solo le campagne. Perché il loro contributo alla salvaguardia del pianeta parte dalla salvaguardia degli aggregati umani, quelli più sottoposti all'azione combinata e disposta di traffico, smog, polveri, stress urbano, vite difficili. C'era anche Maria Laura Lorenzini in prima fila alla Lub, ieri. E con l'assessora anche Ulrike Buratti, responsabile della giardineria comunale. Bolzano è infatti presente in questa nuova disponibilità rispetto alle nostre alleate nella battaglia per il benessere umano: «Ci sono arnie nel nostro orto comunitario in via Genova - dice la Lorenzini - e sono lì per un progetto che abbiamo avviato consapevolmente». Altre città più grandi delle nostre come Vienna e Berlino sono decenni che favoriscono la convivenza tra uomini e api. Ma non basta. Oltre al verde occorrono le api. «Se solo si sapesse che noi e le api siamo le uniche famiglie di animali del pianeta - ha raccontato Angeli - capaci di dotarsi di un linguaggio scritto». Ognuno a suo modo. Organizzazione del lavoro, autodifesa, codici, le api sono un mondo. E una ricchezza. Hanno calcolato che il valore dell'impollinazione arriva a 153 miliardi. L'Alto Adige che c'entra?, uno si chiede. C'entra per prima cosa perché le arnie fanno il miele. Ma il miele, ha spiegato Sergio Angeli con Riccardo Favaro i due ricercatori Lub, è il meno. Il tesoretto è l'impollinazione. Quel lavoro quotidiano che fanno questi insetti estremamente evoluti nel portare benessere dai fiori alle piante e agli alveari. Per esempio le mele. «Secondo gli ultimi studi sulla specie Gala si calcola che un incremento di 4-5mila euro per ettaro sia dovuto all'impollinazione». Che crea possibilità di prodotti agricoli più belli, sani e ricchi di semi. E dunque più ricercati dal mercato. Ma perché le api in città? «Sono il nostro collegamento con la natura». Ma anche «la nostra difesa contro le aggressioni inquinanti». Mantengono l'equilibrio naturale, ci avvertono del pericolo che corriamo prima che si presenti. «Ma ci occorre tener conto di alcuni requisiti per poter portare le arnie in situazioni urbane -avverte Maria Mayr Lago che è un'apicultrice ma anche vicepresidente dell'Imkerbund di Bolzano - e evitare che creino problemi. Ad esempio tenere conto delle paure, pur infondate, della gente. Una sciamatura può creare agitazione. Dunque controllo. Dunque curare l'habitat. Le api devono potersi nutrire...». Ma la voglia di tenersi vicine le api cresce. Sul tetto del Rainerum volano che è un piacere, tra arnie e fiori. E poi negli orti urbani. «Sono le nostre compagne. Ci dicono che c'è ancora speranza» aggiunge Hilary SollY che con Donne Nissà riserva una particolare attenzione alle nuove frontiere dell'apicoltura. Benvenute api, dunque. Fanno il lavoro di tenerci in vita, noi e tutto l'ecosistema. Ma c'è un nuovo compito che possiamo assegnare loro: il biomonitoraggio dell'inquinamento urbano. Pare funzionino meglio delle colonnine elettroniche. E fanno "zzzzz" come ai vecchi tempi.