MERANO. Parlerà del morire e della morte. Sarà ambientato a Merano, alla clinica Martinsbrunn. “Al Dio ignoto” è il nuovo lavoro di Rodolfo Bisatti, regista che della sperimentazione e dei temi profondi ha fatto il suo faro, e con successo. Tra i metodi di sovvenzione dell'opera ve n'è uno piuttosto inusuale: il crowfunding, il finanziamento collettivo. In una città che cerca di promuovere la cultura dello “sharing”, della condivisione, sembra cadere a pennello. Un preludio del film, Bisatti e la sua troupe lo hanno già confezionato, girando la scorsa estate varie riprese in più palcoscenici cittadini. Ne sono scaturiti quattordici cortometraggi, raccolti in «Le mille anime di Merano . Merans viele Seelen», presentato a novembre.

Si è trattato di un'operazione propedeutica al film, con cui il regista ha messo a fuoco il set filmando i Giardini di Castel Trauttmansdorff, Merano 2000, l'ippodromo, la passeggiata Tappeiner, Palais Mamming e altri luoghi. È stata una delle tappe attraverso cui Bisatti e la Kineofilm, società di produzione indipendente, stanno sviluppando il percorso creativo di “Al Dio ignoto”. Che parlerà di fine vita ma non sarà un horror o un thriller, bensì un'opera poetica che mostra la Cura, con la C maiuscola, quella che si manifesta quando si accompagna amorevolmente chi non può guarire.

«Siamo entrati in quel dolore totale - afferma il regista - dal quale tutti rifuggono finché non ci cascano dentro . È quindi più ragionevole, proprio per fronteggiare la sofferenza, occuparsi coscientemente di lei per tempo, così come ci si prende cura del proprio corpo, della propria crescita spirituale, del lavoro e delle relazioni che intratteniamo con il prossimo. La realizzazione di questo film è un modo intelligente e profondo per condividere la sofferenza senza esserne sopraffatti. Per affrontare argomenti scientemente in modo responsabile».

«Al Dio ignoto» avrà una diffusione nelle sale e in video on demand, con annessi dibattiti pubblici per discutere la tematica del fine vita, delle cure palliative, dell’accompagnamento dei pazienti e dell’elaborazione del lutto dei loro familiari. Il progetto è il risultato di una lunga attività relativa all’argomento che ha condotto alla realizzazione di documentari su alcuni importanti hospice-nazionali. Hospice quale è il Martinsbrunn, dove nel film lavora Lucia che ha perso la sua primogenita Susy. La sua famiglia s'è frantumata: il padre di Susy si chiude in sé stesso, il fratello minore vive il senso di colpa di essere sopravvissuto. Ma a Merano, grazie ai pazienti della clinica, Lucia dà una svolta concreta alla sua sofferenza, imparando a vivere l'invivibile.

«Il protagonista del nostro film - prosegue il regista - è la relazione tra chi si prepara alla fine della propria esistenza e chi rimane. In questa relazione si stabilisce una reciprocità: chi viene accompagnato diventa maestro di chi lo accompagna«. Per sostenere il film, il link cui accedere è www.eppela.com/it/projects/7022-al-dio-ignoto. «È possibile curare amorevolmente le persone malate - conclude Bisatti - anche quando non possono più guarire. Le cure palliative sono una realtà concreta, con una legislazione nazionale attiva. La comunicazione non è un aspetto ancillare di questa dimensione medica, multidisciplinare e umana ma primario. Ecco perché il film “Al Dio Ignoto” contribuirà, se riusciremo a farlo grazie al vostro aiuto, a questo processo di consapevolezza sociale. Aiutiamo quest’opera a nascere e a diffondersi. Uniamo le forze».