BOLZANO. «Negli anni ’60-’70 le imprese edili erano a stragrande maggioranza italiana; lo stesso dicasi per il settore industriale: fino a metà degli anni ’80 c’erano aziende come Alumetal, Magnesio, Delaiti, Sicar, Lancia tutte di imprenditori italiani o con il management italiano, se si trattava di grandi gruppi in arrivo da fuori. Il panorama oggi - e le cause della trasformazione sono molteplici - è completamente diverso: soprattutto nelle valli si è assistito ad una forte crescita dell’imprenditoria tedesca, mentre quella italiana, concentrata nei centri del fondovalle, oggi è molto meno forte e brillante che in passato. Basti dire che l’ultimo presidente italiano alla guida di Assoimprenditori è stato nel 2004 Enrico Valentinelli che però era in realtà il manager dell’Iveco; per trovare l’ultimo imprenditore bisogna andare indietro di 20 anni, e precisamente al 1996 con l’ingegner Renzo Brida». Chi parla è Toni Serafini, segretario provinciale della Uil con un passato di assessore all’urbanistica nel Comune di Bolzano, che ha assistito alla metamorfosi dell’imprenditoria altoatesina coincisa, almeno in parte, con il declino del gruppo italiano e una rappresentanza politica sempre più debole.

«Il settore in cui si è perso di più - dice Serafini - è sicuramente quello edile, dove abbiamo assistito ad una moria di aziende e all’emorragia di posti di lavoro, fenomeno al quale sono sopravvissuti in pochi e tra questi il gruppo Tosolini che però ha avuto la capacità diversificare nel tempo i propri interessi».

L’analisi del sindacalista è molto simile a quella di Claudio Corrarati il segretario della Cna - l’associazione con circa duemila iscritti e quasi tutti di lingua italiana - che in questi anni, piaccia o meno, si è dato molto da fare per portare - in assenza di una rappresentanza politica forte - la voce degli artigiani italiani ai tavoli dove si prendono le decisioni che contano.

«Nelle valli - dice - le imprese artigiane, seppur con cali di commesse, hanno continuato a lavorare anche nel momento peggiore della crisi iniziata nel 2008. Nel fondovalle più d’una piccola impresa - dall’elettricista all’idraulico, all’edile - è stata costretta ad alzare bandiera bianca. Il motivo? C’è stata una riduzione degli appalti pubblici e delle commesse da parte di privati, cui si è aggiunta una stretta sull’accesso al credito. Adesso qualcosa lentamente si sta muovendo e proprio per cercare di sfruttare questa timidissima ripresa, abbiamo cercato di unire le forze creando la Rete economia che raggruppa oltre a Cna, Confcooperative, Legacoop e Confcommercio».

Spera nella ripresa di cui si vede qualche timido segnale anche l’ingegner Vittorio Repetto, attuale presidente della Cassa edile, nonché titolare dell’omonima impresa edile fondata dal padre Aurelio, che è stato per più mandati alla guida di Assoimprenditori (allora Associazione industriali): lui è uno dei “sopravvissuti” alla crisi che ha colpito tutti, ma in particolare nei principali centri dell’Alto Adige dove erano concentrate le imprese italiane. «Non è una sensazione, dai dati della Cassa edile emerge chiaramente che se è vero che la crisi dell’edilizia, ma non solo di questo settore, ha investito dal 2008 al 2015 come uno tsunami un po’ tutti, è anche vero che il conto più salato lo hanno pagato le imprese dei centri principali, mentre nelle valli sono rimaste a galla: questo discorso vale sia per il settore industriale che quello artigianale dell’edilizia. Come si spiega? Hanno sfruttato di più e meglio il bonus fiscale sulle ristrutturazioni e in periferia, dove il turismo ha risentito solo marginalmente della crisi, gli operatori del settore hanno continuato ad investire in migliorie degli alberghi. Il risultato di questa situazione è che oggi in media le imprese della periferia sono in grado di cavalcare meglio l’onda della ripresa, tanto che in certi comprensori siamo già ai livelli precrisi del 2008. Mentre a Bolzano, dove pure segnali positivi ci sono, è tutto molto più lento e si farà più fatica a risalire la china».

Chi non vuole assolutamente neppure sentir parlare di declino dell’imprenditoria italiana è Stefan Pan, presidente di Assoimprenditori oltre che proprietario dell’azienda omonima di Laives, specializzata in prodotti surgelati: «Non è così: siamo riusciti a creare un’economia forte in Alto Adige proprio perché siamo stati capaci, almeno nel nostro settore, ad andare oltre le divisioni tra gruppi etnici, sfruttando i vantaggi che derivano dal vivere a cavallo di due mondi». Non è retorica quella di Pan, mamma italiana e papà sudtirolese, ma la filosofia che unisce quel gruppo di imprenditori - di cui fa parte ad esempio anche il gruppo Podini (genitori entrambi italianissimi)- che è riuscito a sfruttare al meglio, dal punto di vista economico, le peculiarità etniche di questa terra. Del resto, proprio il recente studio di “Apollis” sulla società altoatesine, dice che i redditi più alti sono appannaggio delle famiglie mistilingue, ovvero delle realtà piccole e grandi dove si prova a mescolare il tedesco con l'italiano, a creare un ambiente culturale, familiare, economico "misto".