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Bolzano. «Vent’anni fa una mia collega un giorno mi disse “Se vuoi una famiglia, scegli un altro lavoro”. Se ho scelto la medicina generale è stato proprio perché era la strada migliore per conciliare famiglia e carriera».
Doris Gatterer, 52 anni, due figli di 20 e 17 anni, è medico di famiglia a Renon. Lavora in uno studio di cinque persone, quattro donne e un uomo. Abbiamo cercato lei per avere uno sguardo su questo 8 marzo arrivato in piena emergenza Coronavirus.
Dottoressa Gatterer, è un momento in cui spiccano le donne in medicina: le ricercatrici dello Spallanzani che hanno isolato il Coronavius, l’anestesista di Cremona che ha intuito il primo malato italiano...
Quello che posso dire è che la medicina sarà sempre più femminile in futuro, ce lo dicono i numeri delle presenze all’Università. Ma già adesso si nota. Quello dove le donne sono ancora indietro è la carriera: i posti di lavoro più importanti sono appannaggio degli uomini. La scelta tra carriera e famiglia c’è ancora.
Perché?
Perché l’Italia su questo fronte è arretrata. Si continua a premiare un vecchio modello, quello della quantità di tempo dedicata al lavoro. Quando si parla per esempio di un primario part time, la risposta è sempre “non si può”. Io non sono convinta che sia così, penso che dobbiamo pensare a nuovi modelli che consentano di conciliare lavoro e famiglia.
Un esempio?
I nidi aziendali negli ospedali non sono ancora così diffusi come potrebbero. E non vale solo nella medicina, naturalmente. L’altro giorno leggevo l’intervista ad una giovane ricercatrice dell’università con due bambini che per trovare un posto di lavoro adeguato alla sua formazione se ne andrà in Germania.
Parliamo del Coronavirus. Sono giorni di emergenza. La virologa Ilaria Capua ha detto che le donne hanno la vita ancora più difficile. È d’accordo?
Confermo, le donne restano la colonna dell’organizzazione familiare, si occupano dei figli ma anche degli anziani. Certamente ci sono uomini che aiutano, per fortuna, ma moltissime mamme con la chiusura dei nidi e delle scuole sono in evidente difficoltà. Se non si hanno nonni giovani e in salute, organizzarsi diventa complicatissimo. Durante un’epidemia come questa è difficile tappare tutti i buchi ma sarebbe bene che la politica intervenisse tempestivamente aiutando le famiglie con congedi straordinari per i genitori. CH.BE.
Doris Gatterer, 52 anni, due figli di 20 e 17 anni, è medico di famiglia a Renon. Lavora in uno studio di cinque persone, quattro donne e un uomo. Abbiamo cercato lei per avere uno sguardo su questo 8 marzo arrivato in piena emergenza Coronavirus.
Dottoressa Gatterer, è un momento in cui spiccano le donne in medicina: le ricercatrici dello Spallanzani che hanno isolato il Coronavius, l’anestesista di Cremona che ha intuito il primo malato italiano...
Quello che posso dire è che la medicina sarà sempre più femminile in futuro, ce lo dicono i numeri delle presenze all’Università. Ma già adesso si nota. Quello dove le donne sono ancora indietro è la carriera: i posti di lavoro più importanti sono appannaggio degli uomini. La scelta tra carriera e famiglia c’è ancora.
Perché?
Perché l’Italia su questo fronte è arretrata. Si continua a premiare un vecchio modello, quello della quantità di tempo dedicata al lavoro. Quando si parla per esempio di un primario part time, la risposta è sempre “non si può”. Io non sono convinta che sia così, penso che dobbiamo pensare a nuovi modelli che consentano di conciliare lavoro e famiglia.
Un esempio?
I nidi aziendali negli ospedali non sono ancora così diffusi come potrebbero. E non vale solo nella medicina, naturalmente. L’altro giorno leggevo l’intervista ad una giovane ricercatrice dell’università con due bambini che per trovare un posto di lavoro adeguato alla sua formazione se ne andrà in Germania.
Parliamo del Coronavirus. Sono giorni di emergenza. La virologa Ilaria Capua ha detto che le donne hanno la vita ancora più difficile. È d’accordo?
Confermo, le donne restano la colonna dell’organizzazione familiare, si occupano dei figli ma anche degli anziani. Certamente ci sono uomini che aiutano, per fortuna, ma moltissime mamme con la chiusura dei nidi e delle scuole sono in evidente difficoltà. Se non si hanno nonni giovani e in salute, organizzarsi diventa complicatissimo. Durante un’epidemia come questa è difficile tappare tutti i buchi ma sarebbe bene che la politica intervenisse tempestivamente aiutando le famiglie con congedi straordinari per i genitori. CH.BE.


