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BOLZANO. Tutti sanno tutto, nessuno ufficializza: Zara abbigliamento aprirà i battenti, con tutta probabilità, quest’autunno in via Museo (al posto dell’ex Coin bruciato nel 1983 e mai riaperto). Insomma dopo anni di tentennamenti e rimandi, di ostacoli burocratici e di concessioni che andavano e venivano l’imprenditore meranese Massimiliano Tirelli è pronto a partire.
«Tra una ventina di giorni saprete esattamente la data di apertura, adesso non posso ancora parlare». Se il proprietario dell’edificio che sta ultimando una ristrutturazione durata decenni resta sul vago, il sito web del gruppo Inditex che controlla il marchio Zara, leader nel mondo della moda con oltre 5 mila punti vendita in 77 paesi, ricerca responsabili di negozio e responsabili di reparto «per la nuova apertura di Zara a Bolzano».
Insomma due tra le maggiori catene d’abbigliamento sbarcano a brevissimo in via Museo, visto che in autunno arriva anche H&M. Lo fanno in un periodo di crisi nera, che vede negozi chiudere a ripetizione per non riaprire mai più o chiudere per aprire da un’altra parte, dove l’affitto costa meno. A
questo punto una domanda a Tirelli è d’obbligo. Cosa succederà a Bolzano quando alzeranno le serrande due outsider dell’abbigliamento che strizza l’occhio alla moda a prezzo più che controllato?
«Succederà che per gli altri negozi del settore sarà crisi nera. Nell'ambito dell'abbigliamento-accessori ecc. stiamo vivendo adesso quello che abbiamo già vissuto circa quindici anni fa con l'alimentare e cioè la fagocitazione del piccolo e medio negozio di vicinato da parte della grande distribuzione sia essa intesa come Despar, Famila MPreis ecc.. Infatti come sono spariti allora i piccoli-medi negozi di generi misti ed alimentari ora spariranno i piccoli-medi negozi di abbigliamento che propongono prodotti di target medio basso mentre sopravviveranno solo quelli che vendono un prodotto che si colloca molto al di sopra delle grandi catene commerciali. Insomma sopravviveranno le grosse boutique con i grossi marchi e stop».
Perchè secondo lei spariranno i negozi piccoli e medi con un target medio basso?
«Perchè la merce proposta dalle grosse catene dell’abbigliamento sbaraglierà tutto il mercato. Non c’è storia sulla foggia, sui colori, sull’assortimento e soprattutto sul prezzo».
Scusi ma di ’sti tempi il titolare di un negozio di abbigliamento che dovrà fare per non soccombere?
«O vendere merce da mercato o merce di altissima qualità. Non c’è più spazio per la via di mezzo».
Come mai succede questo?
«Si tratta di un fenomeno di rinnovamento dell'offerta commerciale che considero inarrestabile ed incontrastabile in quanto un'azione di protezionismo da parte della pubblica amministrazione non è più praticabile con le novità introdotte dalle liberalizzazioni del Governo Monti. Del resto anche l'imbrigliamento commerciale degli anni passati non ha sortito altro che una depressione degli acquisti locali con fenomeni di migrazione e trasferte di massa ove l'offerta è sempre più variegata ed assolutamente concorrenziale».
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