BOLZANO. «Chi esce dal Galilei o dal Max Valier ha già un lavoro che lo attende...». Mauro Chiarel guarda ai dati dell'occupazione e aggiunge: «Aspettiamo sempre le uscite dal quinto anno perché le imprese non riescono quasi mai a soddisfare tutte le esigenze». Pensa soprattutto alla meccatronica, il referente per Bolzano di Assoimprenditori e svela una situazione che è di intensa relazione tra mondo economico e scuole e che sta alla base di quel 3% scarso di indice di disoccupazione in Provincia (e poco più nel capoluogo) che sta molto sotto del 7% , indicato come livello fisiologico ovunque al di fuori di qui. «E chi non lavora immagino dunque che non voglia farlo». Chiarel era ieri alle Gasteiner, liceo economico-turistico, davanti ad almeno 300 studenti provenienti da altri licei, dal Walther von der Vogelweide alle Marcelline, dal de’ Medici al Toniolo e che costituisce il terzo e ultimo appuntamento di "Le nostre imprese, il nostro futuro". Nella sostanza: 900 ragazzi hanno, in questo ciclo, preso contatto con le aziende e le loro organizzazioni, parlato con i dirigenti, ascoltato le storie di chi, poco più vecchio di loro, è uscito dagli istituti superiori ed è entrato nel mondo del lavoro trovando quasi subito la propria strada e accumulando esperienze. E succede anche per chi aveva scelto percorsi nelle scuole professionali. «Se guardo al mercato, dico: fate studi che vi possano preparare anche ai settori tecnici - dice Chiarel - perché, da un lato, anche questi percorsi hanno in molti casi possibilità di formazione di tipo liceale e poi perché il mercato chiede specializzazioni e conoscenze tecniche: ci sono settori come l'informatica o la meccatronica che hanno grandi possibilità occupazionali».

E l'università? «Beh, quella è una scelta. Dico: bene, gli studi vanno approfonditi. Ed è inevitabile che un ingegnere inizi a guadagnare più tardi ma poi possa fare più carriera nei quadri e nei dirigenti ma non è detto. Abbiamo esempi di percorsi alternativi in cui le capacità individuali e le esperienze subito accumulate possono fare aggio sui titoli».

Insomma, le strade sono molte. E chi non se la sente di fare studi classici e conseguenti percorsi universitari e di master ad alto livello, troverà nel tessuto imprenditoriale altoatesino la possibilità di "fare carriera" oltreché trovare contratti stabili.

E su quali livelli di stipendio?

«Di media i compensi di primo impiego possono variare da 1200 a 1500 euro mensili. Che mi sembra un ottimo abbrivio. E la conferma - insiste Chiarel - che le aziende del territorio sono in grado di offrire una buona qualità di impiego».

Altro elemento su cui Assoimprenditori si sente di insistere è il mondo femminile: «Le ragazze sono tante, più dei maschi. Ma la scelta da parte loro di scuole tecniche è ancora molto bassa. Ecco: se si riuscisse a far comprendere che non esiste uno "specifico maschile" per quel tipo di formazione e che, anzi le donne potrebbero fornire un valore aggiunto, tutto il sistema potrebbe beneficiarne».

Infine l'Università. La formazione duale e l'apertura, molto insistita, che la Lub ha mostrato di attuare a favore delle facoltà tecniche è una nuova finestra che si apre nel rapporto tra imprese e istruzione.«Con Lugli, il rettore, i rapporti sono molto intensi». E anche al Techpark, il lavoro che sta compiendo l'ateneo viene giudicato positivamente da Assoimprenditori. Anche se... «Anche se, come ha già detto il nostro presidente Giudiceandrea, lo spazio riservato alle aziende e alle loro esigenze è ancora marginale. Mi pare - conclude Chiarel - ci sia tanta voglia di ricerca di base, e va bene, ma pochissima in termini di connessioni pratiche con le imprese e col mercato».(p.ca)