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Bolzano. Scusi, lei che è ormai un bolzanino per scelta, per chi voterebbe domenica? paolo rossi si calca il berretto sulla testa, cala fuori il suo mezzo sorriso che non sai mai dove ti potrà condurre e dice: «votare? la realtà è che non saprei a che santo votarmi». benché lui, milanese d'adozione ( “è la città da cui vado e torno sempre”), abbia scoperto bolzano almeno da questa primavera.
Chiamato da zambaldi, il direttore dello stabile, in tempi pre-covid ha sperimentato che una quarantena qui è più sopportabile che altrove. «magari solo a trieste - aggiunge - mi sento così bene. ma quando sono lì mi mancano le montagne e quando sono qui mi manca quel mare».
Nomade per natura, ieri ha fatto girare per il centro la sua nomade compagnia teatrale. suoni e balli in ogni piazza. dal domino alla casa della pesa, passando per i baretti di piazza erbe e piazza domenicani. come i circhi di una volta che mandavano per le strade i loro acrobati per chiamare il pubblico allo spettacolo della sera. e ieri, infatti, in teatro, («dovevamo farlo fuori ma in queste sere l’autunno è arrivato d'improvviso» si giustifica) c'è stato il suo “fuori! microteatro on the road”, per l'occasione al coperto. direbbe tanto, paolo rossi, su bolzano, su di noi qui a litigare per le comunali, sui nostri tic che osserva con bonomia autentica.
Dice solo: «mi chiede se spero che vinca la sinistra? questo non lo dico. ma se mi chiede se spero che vinca la destra, beh, mi chiede troppo. sarebbe troppo anche per me».
Ma poi, calcandosi ancor di più il suo berretto scalcagnato: «io sarei di sinistra. non so se si è capito. il problema è che non so in che sinistra mettermi». e ultimamente gli è sempre più complicato trovare una poltrona comoda. in realtà lui ama bolzano per com’è. anche in questi giorni un poco movimentati. e anche con le sue divisioni classiche. «che poi mi inseguono ovunque vada. basta vedere quello che accade a milano con la questione del piccolo teatro».
È alle prese con le prove di quello che chiama “il teatro d'emergenza”. vuol far capire come prova a far cadere la “quarta parete”. così gli artisti indicano quel velario invisibile che separa pubblico e attori. e che rende spesso il teatro così statico.
«sarà sempre più flessibile invece il nostro del futuro. spero anche il mio. ho la sensazione - spiega - che quelli che insisteranno a fare teatro in modo classico, con queste separazioni sceniche, finiranno allo zoo». intanto, mentre lui prova, i suoi attori si portano dietro chitarra e contrabbasso e vanno e vengono dai tavolini dei bar. «di solito, quando facciamo i nostri numeri all’aperto siamo disturbati dai rumori dei bar, adesso ci mettiamo noi a disturbare». oddio, disturbo... in realtà è un vorticare di giovani attrici in costume, di suoni e canti, di attori in improbabili abiti settecenteschi. alla prese con il volantinaggio per lo spettacolo che seguirà di lì a poco. ma anche con un dialogo in tante lingue, dall'italiano, all'inglese, al tedesco con avventori stupiti. ma paolo rossi si fa vedere? magari sì. forse no. lo spettacoLo è tra poco.
Chiamato da zambaldi, il direttore dello stabile, in tempi pre-covid ha sperimentato che una quarantena qui è più sopportabile che altrove. «magari solo a trieste - aggiunge - mi sento così bene. ma quando sono lì mi mancano le montagne e quando sono qui mi manca quel mare».
Nomade per natura, ieri ha fatto girare per il centro la sua nomade compagnia teatrale. suoni e balli in ogni piazza. dal domino alla casa della pesa, passando per i baretti di piazza erbe e piazza domenicani. come i circhi di una volta che mandavano per le strade i loro acrobati per chiamare il pubblico allo spettacolo della sera. e ieri, infatti, in teatro, («dovevamo farlo fuori ma in queste sere l’autunno è arrivato d'improvviso» si giustifica) c'è stato il suo “fuori! microteatro on the road”, per l'occasione al coperto. direbbe tanto, paolo rossi, su bolzano, su di noi qui a litigare per le comunali, sui nostri tic che osserva con bonomia autentica.
Dice solo: «mi chiede se spero che vinca la sinistra? questo non lo dico. ma se mi chiede se spero che vinca la destra, beh, mi chiede troppo. sarebbe troppo anche per me».
Ma poi, calcandosi ancor di più il suo berretto scalcagnato: «io sarei di sinistra. non so se si è capito. il problema è che non so in che sinistra mettermi». e ultimamente gli è sempre più complicato trovare una poltrona comoda. in realtà lui ama bolzano per com’è. anche in questi giorni un poco movimentati. e anche con le sue divisioni classiche. «che poi mi inseguono ovunque vada. basta vedere quello che accade a milano con la questione del piccolo teatro».
È alle prese con le prove di quello che chiama “il teatro d'emergenza”. vuol far capire come prova a far cadere la “quarta parete”. così gli artisti indicano quel velario invisibile che separa pubblico e attori. e che rende spesso il teatro così statico.
«sarà sempre più flessibile invece il nostro del futuro. spero anche il mio. ho la sensazione - spiega - che quelli che insisteranno a fare teatro in modo classico, con queste separazioni sceniche, finiranno allo zoo». intanto, mentre lui prova, i suoi attori si portano dietro chitarra e contrabbasso e vanno e vengono dai tavolini dei bar. «di solito, quando facciamo i nostri numeri all’aperto siamo disturbati dai rumori dei bar, adesso ci mettiamo noi a disturbare». oddio, disturbo... in realtà è un vorticare di giovani attrici in costume, di suoni e canti, di attori in improbabili abiti settecenteschi. alla prese con il volantinaggio per lo spettacolo che seguirà di lì a poco. ma anche con un dialogo in tante lingue, dall'italiano, all'inglese, al tedesco con avventori stupiti. ma paolo rossi si fa vedere? magari sì. forse no. lo spettacoLo è tra poco.


