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BOLZANO. Su una scala ci sono cinque paia di scarpe rosse: da bambina, da adolescente, da adulta. Stanno là a simboleggiare le donne di ogni estrazione sociale e di ogni età che ogni giorno nel mondo subiscono abusi e violenza. Per questo problema che riguarda tantissime donne nel mondo, in cento sono scesi in piazza ieri, giovani e meno giovani, ragazze e ragazzi, insieme sfidando la pioggia sottile di San Valentino per gridare, anzi, per "ballare" il loro no alla violenza sulle donne.
L'occasione è il "One billion rising" un’iniziativa a carattere mondiale che si tiene ogni anno contemporaneamente in diverse città e che è stata lanciata solo nel 2012 dalla drammaturga statunitense Eve Ensler, conosciuta principalmente per l'opera "I monologhi della vagina". Un evento che in pochi anni ha coinvolto milioni di persone in tutto il globo e che è quest’anno è giunto alla sua quarta edizione.
A Bolzano è stato organizzato dai ragazzi delle scuole Pascoli e dal centro giovani dell’associazione La Vispa Teresa, in collaborazione con l’ associazione Gea centro d'ascolto antiviolenza e l'ufficio famiglia Donna e Gioventù del comune di Bolzano.
In piazza Walther erano presenti anche alcuni stand espositivi in cui i ragazzi delle Pascoli e del centro Giovani della Vispa Teresa hanno allestito delle piccole mostre sul tema del corpo femminile e della bellezza.
Le ragazze del liceo artistico hanno messo in mostra alcune riproduzioni in cera tra le più famose opere d'arte di tutti i tempi, dalla venere di Milo a Paolina Borghese di Canova.
«È stato un viaggio nel corpo femminile, attraverso i canoni di bellezza che si sono modificati nel corso dei secoli - spiega Giulia - È stato interessante analizzare come nell'antichità la bellezza fosse associata alla formosità e come oggi subiamo modelli di donne magrissime a cui tante volte ci sentiamo obbligate ad omologarci. Un riflessione sulla violenza dei mass media».
Più in là le giovanissime ragazze della Vispa Teresa, tra cui anche tante ragazze straniere con il velo, presentano la loro esposizione: una riflessione sulla soggettività della bellezza che sfugge all’omologazione, una bellezza che non è solamente estetica. Il progetto è stato frutto di un lavoro collettivo che si è avvalso anche dell’incontro con alcuni psicologi.
Il momento più emozionante della manifestazione, quando l’intera piazza si è unita al "flash mob" che ha coinvolto persone di ogni età in un ballo sulle note del brano "Break the chain". La catena da spezzare è quella che vede ancora tante donne sottomesse a situazioni di violenza e abuso, anche nelle nostre democratiche società. È nel testo della canzone tutto il senso di questa giornata: “Basta scuse, basta abusi, noi siamo madri, maestre, creature bellissime. Danzo perché amo, perché sogno, perché non ne posso più, per arrestare le grida, per fermare il dolore, per rovesciare tutto. È ora di spezzare la catena".
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