BOLZANO. Una edicola può essere un monumento? Sì, se ancora sopravvive. E sì, se proprio per la sua presenza sta dentro le esistenze delle persone che percorrono quel corso e sanno che lì c'è il "signor Luciano" che dice buongiorno anche se piove, ha sempre un giornale sotto mano da offrire o, da un po', anche un gioco che servirà per un piccolo compleanno di cui ci si era dimenticati. «Questa edicola, chiusa da un anno, è qui da 90 anni» dice Luciano Giacomi (a destra nella foto, con i fratelli Kety e Giorgio). Che di questi 90 ne ha messi insieme 25. «E prima di me, di noi, il signore Aberer per 40 anni e suo padre non so per quanti» dice adesso che ha avuto non una bella notizia: deve sgomberare tutto ma a sue spese.

«Il 25 settembre dovrebbe essere rimossa dalla ditta Santini e smaltita. Purtroppo nessuno ha voluto proseguire l'attività di vendita giornali. E purtroppo anche il Comune non ha concesso cambi di destinazione d'uso per la vendita per esempio di fiori o frutta secca - e poi anche cose interessanti sono state cassate. Così adesso dovrò pagare 3 mila euro per rottamare un bel chiosco che avevo pagato ancora in lire, oggi circa 100 mila euro». Giacomi se ne era andato in pensione a giugno 2025, con tanto di saluto e di auguri da parte del sindaco, ma aveva provato a mettere in piedi un suo piccolo progetto.E quale? «Contattare un po' di soggetti che avrebbero mantenuto qui, in corso Libertà il nostro piccolo edificio...».

Invece? «Niente da fare il Comune ha detto no. E ora ci tocca smaltire, come ci hanno comunicato».Con la freddezza della lettera piena di citazioni burocratiche. Ma cosa aveva messo in piedi il "signor Luciano"?C'era già l'intesa con una televisione del Triveneto per installare dentro quell'edicola una sorta di centro per l'informazione video - digitale, dove sarebbe stato possibile mostrare anche, di giorno in giorno, oltrechè le notizie "a rullo", pure gli avvisi di pubblica utilità che il Comune invia quotidianamente sullo stato delle strade, gli eventi e gli appuntamenti pubblici. «Ho portato la mia proposta in Municipio. Mi sono detto: si sa mai che in questo modo l'edicola possa sopravvivere? Sì, come un piccolo monumento che ha visto passare tutta la storia del quartiere»: così sperava Luciano Giacomi. Invece no. La risposta è stata: butti via tutto e lo faccia a sue spese.

«Mi è dispiaciuto, pur che continuasse a vivere l'avrei anche regalata». Da un po' di tempo era stata messa in piedi anche una raccolta firme, innescata da alcuni abitanti di quell'incrocio strategico tra corso Libertà, via Diaz e piazza Gries, per poter riuscire a mantenere viva l'attività dentro quello spazio che la stessa famiglia Giacomi aveva negli anni migliorato, reso più praticabile. «Il risultato è stato - spiega - che anche nei giorni freddi si poteva mettere il naso dentro, stare qui qualche minuto in più a dire due parole e, magari - ricorda ancora - scambiare un saluto con un conoscente che passava di qui».

Era, è questo il ruolo di una edicola. In tempi di toccata e fuga ovunque, uno snodo collettivo senza alcun vincolo, reso più caldo dalla presenza di un edicolante capace di intercettare gli umori degli abitanti, conoscerli uno ad uno, diventare anche spazio per una conversazione sulle ultime notizie apparse in prima pagina, quel giorno, sull' Alto Adige. «Non ho ancora trovato nessuno che rilevi questo nostro luogo» aveva detto Luciano Giacomi qualche tempo fa proprio sul nostro giornale. Invece no, l'aveva poi trovato quel qualcuno.

«Ed era una cosa bella, così ho pensato da subito - spiega - aver individuato una azienda che poteva proseguire questo nostro lavoro anche di diffusori di notizie». Ora, al contrario, dopo il niet del Comune «e nonostante i tanti complimenti che mi avevano fatto quando hanno saputo che lasciavo...» dice, sparirà uno dei "monumenti" vivi della piccola storica minima di corso Libertà. Come se qualcuno strappasse una pagina nell'album dei ricordi di tanti bolzanini. Non una bella cosa. P.CA.