BOLZANO. La prima volta hanno vinto. Ci riprovano. Si è ricostituita l’alleanza tra tutte le forze di opposizione in consiglio provinciale, la più trasversale che ci possa essere. Obiettivo, sabotare la legge elettorale per le elezioni politiche su cui la Svp sta scommettendo tutto a Roma. Il nodo del Trentino Alto Adige continua a dominare la politica nazionale. Finché non verrà sciolto, non si sbloccherà la trattativa sulla legge elettorale. La Svp, pronta a sganciarsi dalla maggioranza di governo, chiede al Pd di rispettare i patti: in Trentino Alto Adige gli 11 deputati previsti vengano eletti con il sistema di 8 collegi uninominali più 3 con un listino proporzionale. Ma questo schema è stato bocciato in giugno dalla Camera grazie all’emendamento di Biancofiore (Fi) e Fraccaro (M5S).

OPPOSIZIONI ALLEATE. I gruppi di minoranza presenteranno oggi in consiglio provinciale un documento per farsi sentire a Roma. Sono della partita Freiheitlichen (promotori del documento, poi modificato), Stf, Verdi, Movimento 5 Stelle, Alto Adige nel cuore, BürgerUnion e Team A.

In marzo la medesima alleanza era riuscita, grazie alla audizione in commissione Affari costituzionali al Senato, a bloccare nel disegno di legge costituzionale Alfreider una norma per i ladini che di fatto avrebbe aperto le porte alla soglia di sbarramento per la legge elettorale provinciale. Il pressing viene applicato ora sulla legge nazionale. I collegi uninominali voluti dalla Svp in accordo con gli alleati trentini e il Pd, è l’accusa, consegna l’80 per cento dei seggi della Camera alla coalizione con il 40%. Nel documento che verrà discusso oggi le opposizioni provinciali chiedono al Parlamento questo sistema elettorale per la Camera: un collegio unico per l’Alto Adige, uno per il Trentino, sistema proporzionale puro e liste con le preferenze, come per le provinciali. L’azione è sostenuta dal deputato Florian Kronbichler (Mdp): «Una proposta concreta che renda onore sia al principio della tutela delle minoranze sia al principio della democrazia».

SCINTILLE A ROMA. Il «caso» del Trentino Alto Adige è stato sottoposto alla presidente della Camera Laura Boldrini. Emanuele Fiano (Pd) ha ammesso che l’ultimatum della Svp viene preso sul serio: «È un tema invalicabile». La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ieri ha confermato l’avvio dell’esame del disegno di legge entro il mese di settembre, ma con la clausola «ove concluso» l’iter in commissione. A venire in soccorso del Pd, a sorpresa, è Renato Brunetta (capogruppo di Forza Italia), che ha proposto di trasformare le nuove norme elettorali per il Trentino Alto Adige (sancite dall’emendamento Biancofiore-Brunetta) in una sorta di norma transitoria, ovvero acquisteranno efficacia solo dalle elezioni politiche successive a quelle del 2018. Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore) attacca: «L’onorevole Biancofiore cosa dice della sparata del suo capogruppo?». I deputati Daniel Alfreider (Svp) e Lorenzo Dellai ribadiscono: «La previsione dei collegi uninominali era dovuta in base a ragioni costituzionali, agli accordi internazionali ed allo Statuto, perché i collegi uninominali erano e restano il modello elettorale che risponde ai principi di garanzia e di tutela dei diversi gruppi linguistici».

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