BOLZANO. La legge elettorale voluta dalla Svp lascerebbe dietro di sé due categorie di «vittime»: i piccoli partiti e la rappresentanza italiana. Grandi discussioni anche ieri nei corridoi del consiglio provinciale attorno alle indiscrezioni sul disegno di legge che la Svp ha iniziato a studiare per la nuova legge elettorale provinciale. Con il modello del «quoziente naturale» nel 2013 non sarebbero entrati quattro degli attuali consiglieri, Elena Artioli, Alessandro Urzì, Paul Köllensperger e Andreas Pöder. Due italiani in meno. La legge avrà vita difficile. Se non venisse approvata con i due terzi dei voti, potrebbe essere chiesto il referendum. Per avere i 2/3, una parte delle opposizioni dovrebbe votare con la Svp, ma Freiheitlichen e Stf si sono già smarcati. L’allarme resta alto. Che ci sia un tema «etnico», non solo di rappresentanza dei «piccoli», lo conferma Köllensperger (M5S)»: «È evidente che questa legge su misura delle Svp rischia di lasciare sul campo altri seggi italiani. Con il quoziente naturale gli attuali cinque italiani non verrebbero eletti. È una legge che serve alla Svp per compensare i probabili 15 mila voti in meno che prevede per sé nel 2018: tenere fuori i piccoli e recuperare in questo modo due consiglieri. Credo che le opposizioni faranno fronte e diranno no alla legge». Il Pd è già sul banco degli imputati. Sia Roberto Bizzo che Christian Tommasini si dichiarano convinti di una riforma che «semplificherebbe il quadro politico». Elena Artioli (Team A) è indignata: «Ho appena cercato di fare ragionare Tommasini, l’ho avvertito che questa legge ucciderebbe il gruppo italiano in consiglio provinciale. Niente, a loro interessa restare gli unici referenti. Solo due, al massimo tre italiani, ma tutti del Pd... irresponsabili». Questa la proposta di Elena Artioli: «Lo dico da mistilingue, bisogna riprendere in mano il tema della difesa del gruppo italiano. La convivenza non significa farsi massacrare e Kompatscher strizza l’occhio alla Stf. Per il 2018 serve un progetto il più largo possibile, anche oltre Laives. Sì, un partito di raccolta». Altrimenti, dice, «non mi ricandiderò». Urzì (Alto Adige nel cuore) è infuriato con il Pd: «Veramente vogliono prendersi questa responsabilità? Con questa ipotesi di riforma elettorale sarà posta in discussione la rappresentanza stessa del gruppo linguistico italiano».