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BOLZANO. E' una vera e propria sollevazione contro il progetto di riforma della legge elettorale cui sta lavorando l'onorevole Karl Zeller per conto della Svp: e se era scontata la bordata di critiche dai cosiddetti "partitini" non altrettanto è la netta presa di distanze da parte del Pd, alleato storico della Stella alpina. Il segretario provinciale Antonio Frena non usa mezzi termini o giri di parole: «Chiederemo un confronto politico con la Volkspartei e speriamo in un confronto costruttivo - sostiene infatti - perché deve essere chiaro che il patto sottoscritto non comprende questa fase di restaurazione e di prevaricazione sui diritti dei cittadini: così non si può andare avanti».
E Frena non si limita all'ultimo "caso" della legge elettorale. «Davvero non capisco perché la Svp abbia voluto aprire - continua infatti - una stagione di restaurazione che è iniziata con l'imposizione del calendario scolastico, per passare dalla legge sulla toponomastica alle spinte per non adeguarsi alle liberalizzazioni volute da Monti fino a quest'ultima questione della riforma della legge elettorale. In tutti questi quattro esempi, e non sono questioni marginali, è costante l'attacco ai diritti dei cittadini che significa tornare al Medioevo. Ma indietro non si torna». «Nello specifico della legge elettorale poi - conclude Frena - proprio non ci siamo: guadagnano i più forti e i piccoli spariscono, ma i quesiti che emergono sono almeno due: che fine fanno le tutele di gruppi come i ladini? Ma soprattutto: siamo sicuri di voler tornare ad una restaurazione di quei tempi, nemmeno troppo lontani, nei quali la Svp faceva e disfaceva a suo piacimento?»
Severo il giudizio di Guido Margheri di Sinistra, ecologia e libertà: «La proposta di legge elettorale della Svp è lesiva dei principi costituzionali dello Statuto di autonomia e si configura come una vera e propria legge-truffa, un "Porcellissimus" in salsa altoatesina. Non è affatto vero, infatti, che si tratta, di semplice soglia di sbarramento, contro la frammentazione. E', invece, un sistema che, strutturalmente, sposta almeno due seggi in favore del partito maggiore e, quindi, favorisce il raggiungimento da parte della stessa Svp della maggioranza assoluta dei seggi squilibrando nettamente anche il rapporto tra i gruppi linguistici».
«Gli italiani si uniscano, anzichè creare colpevolmente inutili partitini, come Fli o Unitalia ad esempio, che indeboliscono il nostro gruppo linguistico»: a sostenerlo è Mauro Minniti del Pdl. «Questa unione sarebbe una prova di maturità per gli italiani che ci guardano, ma lo sarebbe anche per coloro che finora pare abbiano percorso scelte opportunistiche magari ad "uso" personale. Rimango convinto che una soglia di sbarramento debba essere introdotta con la prossima legge elettorale, così come avviene a livello nazionale, anche per favorire l'aggregazione; ma rimango altrettanto convinto che la ripartizione dei seggi successiva debba avvenire attraverso una ripartizione proporzionale e non attraverso un metodo, quale il d'hont, che favorisce solo i partiti più grossi».
Da uno dei "partitini" qual è Fli di Alessandro Urzì, ancora un no: «E' una legge truffa che ha il sapore amaro del golpe, che ridurrebbe il gruppo italiano a 6 consiglieri dagli attuali 8, portando la presenza in giunta della parte italiana ad un solo misero assessore. Non posso non ricordare in questo frangente come il disastro sia conseguenza diretta delle innovazioni del regolamento interno del consiglio imposte dal presidente Minniti. Con questa norma i partiti maggiormente radicati nel gruppo italiano - conclude Urzì - dovrebbero raggiungere per essere rappresentati soglie mostruose di elettori nel proprio gruppo linguistico».
Tornano invece con la neosegretaria Ulli Mayr ad invocare l'elezione diretta del governatore i Freiheitlichen. Mentre la Lega Nord con Elena Artioli parla di «un disegno che non è solo etnico, ma rappresenta soprattutto la voglia di mantenere il potere assoluto concentrato in un solo partito. Prima o poi il sistema sovietico sudtirolese imploderà e allora anche la Svp dovrà fare i conti con la normalità e la democrazia. La Lega Nord è comunque pronta a fare la sua parte».
E Frena non si limita all'ultimo "caso" della legge elettorale. «Davvero non capisco perché la Svp abbia voluto aprire - continua infatti - una stagione di restaurazione che è iniziata con l'imposizione del calendario scolastico, per passare dalla legge sulla toponomastica alle spinte per non adeguarsi alle liberalizzazioni volute da Monti fino a quest'ultima questione della riforma della legge elettorale. In tutti questi quattro esempi, e non sono questioni marginali, è costante l'attacco ai diritti dei cittadini che significa tornare al Medioevo. Ma indietro non si torna». «Nello specifico della legge elettorale poi - conclude Frena - proprio non ci siamo: guadagnano i più forti e i piccoli spariscono, ma i quesiti che emergono sono almeno due: che fine fanno le tutele di gruppi come i ladini? Ma soprattutto: siamo sicuri di voler tornare ad una restaurazione di quei tempi, nemmeno troppo lontani, nei quali la Svp faceva e disfaceva a suo piacimento?»
Severo il giudizio di Guido Margheri di Sinistra, ecologia e libertà: «La proposta di legge elettorale della Svp è lesiva dei principi costituzionali dello Statuto di autonomia e si configura come una vera e propria legge-truffa, un "Porcellissimus" in salsa altoatesina. Non è affatto vero, infatti, che si tratta, di semplice soglia di sbarramento, contro la frammentazione. E', invece, un sistema che, strutturalmente, sposta almeno due seggi in favore del partito maggiore e, quindi, favorisce il raggiungimento da parte della stessa Svp della maggioranza assoluta dei seggi squilibrando nettamente anche il rapporto tra i gruppi linguistici».
«Gli italiani si uniscano, anzichè creare colpevolmente inutili partitini, come Fli o Unitalia ad esempio, che indeboliscono il nostro gruppo linguistico»: a sostenerlo è Mauro Minniti del Pdl. «Questa unione sarebbe una prova di maturità per gli italiani che ci guardano, ma lo sarebbe anche per coloro che finora pare abbiano percorso scelte opportunistiche magari ad "uso" personale. Rimango convinto che una soglia di sbarramento debba essere introdotta con la prossima legge elettorale, così come avviene a livello nazionale, anche per favorire l'aggregazione; ma rimango altrettanto convinto che la ripartizione dei seggi successiva debba avvenire attraverso una ripartizione proporzionale e non attraverso un metodo, quale il d'hont, che favorisce solo i partiti più grossi».
Da uno dei "partitini" qual è Fli di Alessandro Urzì, ancora un no: «E' una legge truffa che ha il sapore amaro del golpe, che ridurrebbe il gruppo italiano a 6 consiglieri dagli attuali 8, portando la presenza in giunta della parte italiana ad un solo misero assessore. Non posso non ricordare in questo frangente come il disastro sia conseguenza diretta delle innovazioni del regolamento interno del consiglio imposte dal presidente Minniti. Con questa norma i partiti maggiormente radicati nel gruppo italiano - conclude Urzì - dovrebbero raggiungere per essere rappresentati soglie mostruose di elettori nel proprio gruppo linguistico».
Tornano invece con la neosegretaria Ulli Mayr ad invocare l'elezione diretta del governatore i Freiheitlichen. Mentre la Lega Nord con Elena Artioli parla di «un disegno che non è solo etnico, ma rappresenta soprattutto la voglia di mantenere il potere assoluto concentrato in un solo partito. Prima o poi il sistema sovietico sudtirolese imploderà e allora anche la Svp dovrà fare i conti con la normalità e la democrazia. La Lega Nord è comunque pronta a fare la sua parte».
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