SAN CANDIDO. La Svp di San Candido esce malissimo dalla tornata elettorale 2015, perdendo il primo cittadino che taluni consideravano già eletto e incassando un pesantissimo -10,6% di voti rispetto alle elezioni del 2010. Una sconfitta per cui è difficile trovare spiegazioni e giustificazioni, se non parziali, prendendo in considerazione, ad esempio, il calo generalizzato dell'affluenza alle urne, scesa al 69,5% rispetto al 74,3% della tornata precedente.

Certo non può essere considerato una consolazione l'aver mantenuto, con il 51,3% dei voti, almeno la maggioranza assoluta sul territorio comunale, visto che è invece andata persa, con soli 9 seggi assegnati, quella in consiglio comunale. Se a tutto ciò si aggiungono anche le debacle personali di alcuni esponenti di spicco in carica nella passata legislatura, è chiaro come l'intero partito della Stella Alpina di San Candido si trovi di fronte ad un obbligatorio cambiamento di rotta dell'intera linea politica.

Ne è consapevole, anche se è difficile ammetterlo apertamente, l'Obmann della Svp locale ed ex vicesindaco (rieletto al secondo posto fra le preferenze di lista) Gottfried Leiter, che non usa giri di parole: "Abbiamo subito una sconfitta indiscutibile e non abbiamo nulla di che essere contenti. Su altri temi, a caldo, è meglio non dire nulla. Lasciamo passare qualche giorno, riflettiamo bene e cerchiamo di mettere a fuoco e valutare tutti sugli errori che sono stati commessi, analizziamo il voto e sapremo dire qualcosa di più".

Il riferimento alla perdita della prima carica nell’amministrazione comunale ed a quella della maggioranza assoluta in consiglio è evidente, mentre, analizzando rapidamente la composizione del nuovo consiglio, le trattative si concentreranno adesso sulla formazione della giunta, con l'ingovernabilità e nuove elezioni come alternative possibilmente da scongiurare.

"Nulla di tutto questo - sgombra il campo da ipotesi di ritorno alle urne Leiter - Noi rispetteremo l'esito del voto e il messaggio dei cittadini. Facciamo i complimenti a Rosmarie Burgmann. È a lei ora, che spetta la parola". (adp)