BOLZANO. L’onda nera del 2008, quella della destra tedesca, cinque anni dopo è diventata uno tsunami. Questa volta più di un altoatesino su quattro (il 27,2%) ha scelto un partito estremista. Che vuole il distacco dall’Italia, lo Stato libero o l’annessione all’Austria. È ovvio che in questo contesto il gruppo di minoranza - quello italiano, che al censimento “vale” il 26% - abbia paura. Per cercare di capire che aria tira a destra della Svp abbiamo sentito il secondo politico più votato in Alto Adige, il 59enne Pius Leitner, che ha aumentato le sue preferenze da 32 a 36 mila. Un’enormità.

Dottor Leitner, che effetto fa essere il politico più gradito subito dopo Kompatscher?

«Piacevole. Se “tira” il partito vado bene anch’io: le due cose sono legate. Nel 2008 avevo davanti Durnwalder e Berger, questa volta solo Kompatscher».

Poco tempo fa nei Freiheitlichen c’è stato un duro scontro per la decisione di puntare su Ulli Mair per il ruolo di Obfrau. Perché?

«È stata la Svp a iniziare la campagna denigratoria, il cui obiettivo era quello di screditare l’avversario più forte. Poi qualcuno dei nostri che si è fatto intimidire. Egger ha impostato persino la campagna elettorale contro la Mair, ma è stato lui ad uscire malconcio».

Già ma perché viene attaccata? È troppo aggressiva o vicina a posizioni estreme?

«Piano. Non è una questione di contenuti. Io e Ulli siamo in sintonia su quasi tutto. Forse la attaccano semplicemente perché è donna. Adesso che ha preso 31 mila preferenze ed è la più votata in assoluto in provincia sono convinto che cambieranno bersaglio».

Si narra che lei sia stato letteralmente folgorato da Ulli Mair. È così?

«Nel 2000, quando è venuta a fare da noi il praticantato, ho capito che aveva la stoffa per diventare una politica di razza. E ho avuto ragione. Ulli è un diamante grezzo e ha ulteriori margini di crescita».

È vero che sui gay la pensate in modo diverso?

«Sì, lei non ha pregiudizi, mentre io sono contrario sia al riconoscimento delle coppie di fatto che all’adozione per gli omosessuali. Ma su tutto il resto siamo in sintonia. Nessuno riuscirà a dividerci».

Alla vigilia avrebbe scommesso su 10 consiglieri all’estrema destra tedesca?

«Di estremo non vedo davvero nulla. Comunque sì: le mie previsioni erano quelle: 6 per noi, 3 per la Klotz e 1 per Pöder con i resti. Chiedete al vecchio deputato Svp Hans Benedikter che pronosticava, invece, mirabilie per la Stella Alpina».

Ma è destra dura...

«Io sono di centro-destra e per carattere sono misurato. Di estremo non ho davvero nulla. La Klotz, che punta all’autodeterminazione, a livello europeo si riconosce nei valori della sinistra».

Beh, sull’immigrazione i Freiheitlichen non hanno posizioni misurate o di centro.

«Certo, noi non siamo per “far entrare tutti”. Bisogna mettere dei paletti chiari. Il fenomeno migratorio va gestito, non subìto passivamente».

In questo quadro politico, dopo aver perso tre consiglieri, rischia anche il gruppo italiano?

«Gli italiani possono stare tranquilli. Non li soffocheremo».

Ma il rischio è quello di diventare una minoranza che conta poco. Come i ladini.

«Non si può ignorare lo Statuto. Che tutela anche gli italiani. L’attuale sistema di potere, da Sel all’ospedale, vede una spartizione di poltrone tra Svp e Pd. Gli italiani sono tutt’altro che fuori».

Ma lei vuole portare via gli italiani dall’Italia...

«No, l’obiettivo è lo Stato libero assieme agli italiani. So che non vorrebbero andare in Austria, e li capisco, ma potremmo diventare come la Svizzera o il Liechtenstein».

Il referendum della Klotz è stato solo una provocazione?

«No, una farsa. Certo, la maggior parte dei tedeschi non vuole restare in Italia».

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