APPIANO. Di foto ne hanno una sola a ricordare quel giorno di 65 anni fa e neppure scattata al momento del sì, ma il giorno successivo quando si sono rimessi il vestito delle nozze - lei un elegante tailleur, lui il doppiopetto fatti fare in sartoria con lo stesso taglio di stoffa color oliva - e sono scesi dal maso della frazione Monte di Appiano fino a Bolzano, per farsi immortalare nello studio “Capone”.

Emilia Pellegrini, 87 anni originaria di Palù di Giovo in Valle di Cembra, e Umberto Gentili, 91 anni originario di Mattarello, festeggeranno domani, assieme ai cinque figli - Alberto, Claudio, Maria Carmen, Elena e Rita - i 65 anni di matrimonio, un traguardo che già oggi è eccezionale, in futuro - visto il crollo dei matrimoni e l’aumento delle separazioni - è destinato a scomparire.

«Ci siamo sposati a Palù - racconta Gentili, l’ultimo “Bauer” italiano in tutto l’Oltradige a gestire un maso assieme ai figli - a novembre (la data esatta era l’11 novembre del 1950), perché è il mese in cui in campagna c’è meno da fare. La festa l’abbiamo fatta qui nella cucina del maso. A quei tempi non ci si poteva permettere tanto di più. Anche perché ci eravamo goà indebitati per farci fare i mobili dal falegname».

Il viaggio di nozze a Roma, in occasione dell’Anno Santo. Toccata e fuga ovviamente: un giorno ad andare, poi la cerimonia davanti a Papa Pacelli che riceveva in udienza le coppie di sposi, il giorno dopo di nuovo a casa.

E l’inizio di una nuova vita nell’appartamento, ricavato all’interno del maso e condiviso, per oltre 30 anni, con la suocera. «Emilia - racconta il marito - era la sorella di un mio amico che abitava in un maso qui vicino. Era l’unica italiana della zona e le italiane a mio avviso, più delle sudtirolesi, erano disposte a dividere la cucina con la suocera».

Del resto Emilia - collana di perle, rossetto e unghie rosse in tinta - è sempre stata una tosta: a 12 anni è rimasta orfana e si è trovata a dover accudire sette fratelli.

«Non so quante - racconta - sarebbero resistite quassù. Allora era come essere fuori da mondo. E si lavorava dall’alba al tramonto: in campagna e in casa a tirar su cinque figli, arrivati nell’arco di 15 anni. Questo pezzo di terra ce lo siamo conquistati centimetro per centimetro».

Ma qual è il segreto di stare assieme per 65 anni?

«Volersi bene ovviamente - dice Emilia - ma soprattutto essere capaci di sopportare. Cosa per altro non facile».

Marito e moglie si guardano e sorridono, pensando ai tanti anni passati assieme: i primi sono stati i più duri, perché con la campagna - oggi trasformata in un bel appezzamento di viti e mele a ridosso della montagna - si riusciva a mala pena a sopravvivere; poi però i figli sono diventati grandi ed lei ha cominciato a ritagliarsi qualche spazio per sé.

«La patente - racconta - l’ho fatta a 47 anni ed è stata una sorta di conquista. Ho impiegato nove mesi a farla, come una gravidanza, ma ne è valsa la pena. Ho avuto finalmente la mia autonomia. Me l’hanno rinnovata di recente per altri due anni e questo per me significa indipendenza».

Entrambi sono ancora molto attivi: Umberto, quando ha voglia, dà una mano in campagna ai figli, mentre Emilia è un’appassionata di bocce e briscola.

Quando capita poi, non si perdono le feste delle Acli: «Ho fatto anche corsi di ballo - dice la signora - e quando ho l’occasione ne approfitto».

È stata lei assieme a figli e nipoti a voler fare festa per l’anniversario: «Alla nostra età non si sa quanti ne potremo festeggiare ancora».

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