Sarà un “ruolo” insolito anche per una come lei che ne ha interpretati tanti nella sua carriera di attrice, scrittrice e doppiatrice, famosa soprattutto per i monologhi teatrali. Lella Costa, infatti, domenica 13 aprile alle ore 9,30 al bar Walthers nella piazza omonima di Bolzano, nell’ambito di Alto Adige.live presenterà la rassegna stampa. Al suo fianco Luigi Vicinanza, direttore del gruppo Finegil e i giornalisti dell’Alto Adige Luca Fregona e Valentino Beccari.

«Un’esperienza che mi incuriosisce molto - spiega – ma che affronto con lo spirito giusto. Del resto una qualche esperienza in materia me la sono fatta presiedendo la giuria del premio “Caro direttore” basato sulle lettere ai giornali. E sono stata contenta che il mio voto valesse doppio».

Che rapporto ha con la lettura?

«Come tutti leggo i quotidiani per tenermi informata su ciò che accade nel mondo. Ma se devo essere sincera preferisco più che le notizie in sé, i commenti e gli approfondimenti. Ormai tra televisione e Internet quello che accade lo vieni a sapere in tempo reale. Anzi a volte siamo persino troppo bombardati di notizie. Per questo c’è bisogno che un quotidiano entri più nello specifico degli avvenimenti. Fornendo una chiave di lettura corretta e di stimolo alla discussione collettiva. Ma senza paura di esprimere la propria opinione».

Cosa pensa dell’informazione in Italia?

«La stampa ha un ruolo insostituibile nella nostra democrazia. E tutti farebbero bene a tenerlo a mente, sempre. Premesso questo, con franchezza aggiungo che certi titoli urlati, il gossip a getto continuo, gli scoop inseguiti ad ogni costo, rischiano di far perdere credibilità e allontanare i lettori. Penso che in tanti, invece, cerchino nei giornali una sorta di bussola per orientarsi in questo tempo difficile».

Meno notizie e più commenti?

«I fatti non si possono e non si devono nascondere, guai solo a pensare che si possa censurare qualcosa o qualcuno. Ma un giornale - a mio avviso - deve saper prendere per mano i suoi lettori guidandoli nell’interpretazione degli eventi. Ad esempio andando a fondo nelle storie, piccole o grandi che siano, per capire davvero cosa c’è sotto al di là delle apparenze. E ancora delineare la giusta collocazione del singolo evento in un contesto più generale. Ecco cosa intendo per approfondimento: un aiuto a decifrare la contemporaneità».

Si sente, da lettrice, di dare un consiglio concreto ai giornalisti?

«Ritengo fondamentale saper creare una interazione con chi legge. La rete da questo punto di vista è strumento importante. Internet e i social network vanno benissimo ma senza mai dimenticare che con le persone è sempre meglio parlarci. Soltanto così si capiscono i problemi veri della quotidianità».

In questo scenario un giornale locale è avvantaggiato?

«Sicuramente. Per fortuna, i quotidiani locali si occupano poco o nulla del cosiddetto teatrino della politica e si concentrano sulla realtà sociale e sulle questioni concrete. Dai problemi degli asili nido e delle piste ciclabili alle fabbriche che chiudono, passando per le associazioni di volontariato e la cultura in ogni sua espressione. Dando spazio a tutte le voci e conducendo battaglie civili ogni volta che se ne presenti la necessità».

La cronaca quotidiana è mai stata fonte di ispirazione per un suo monologo?

«Non mi è ancora capitato. Ma ritengo per un motivo molto preciso: io faccio teatro e la cronaca tende a invecchiare molto presto. Per cui c’è bisogno di qualcosa di più solido a cui ancorarsi. Ma le lettere al direttore mi suggeriscono spesso spunti di riflessione che poi vanno metabolizzati».

Legge libri o ebook?

«Sono ancora legata al libro, mi piace averlo in mano, sfogliarlo, ma so che prima o poi dovrò rassegnarmi alla tecnologia». E intanto Lella Costa, applaudita protagonista qualche mese fa a Bolzano al Teatro Cristallo di “Ferite a morte” di Serena Dandini, un testo drammatico dedicato al femminicidio, è di nuovo in scena con il suo ultimo spettacolo “Nuda proprietà” tratto dal romanzo “Piangi pure” di Lidia Ravera.

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