BOLZANO. «A una cosa gli italiani dovranno rassegnarsi...». Prego, procuratore. «A scomparire, come gruppo identitario dalle valli. Ma un'altra cosa devono invece temere i tedeschi: che si perdano quelle caratteristiche multilingui che rendono l'Alto Adige così speciale». Perché per Guido Rispoli la sopravvivenza, in senso anche "operativo", del gruppo italiano resta «innanzitutto un interesse del gruppo tedesco». Parla da Campobasso, Rispoli. È lì che lavora oggi. Da pochi mesi è procuratore generale del Molise dopo un cursus honorum che lo ha condotto a scalare la Procura bolzanina, da sostituto a capo. Ma con passaggi intermedi anche ben dentro gli snodi non solo giuridici dell'autonomia. Come la presidenza della Commissione dei Sei. O il ruolo di garante del codice etico municipale, a cui lo ha chiamato Renzo Caramaschi. E ancora inchieste sensibili. Politicamente e etnicamente. Strette tra garanzie autonomistiche e aderenza alle leggi dello Stato. Per questa esperienza accumulata Rispoli vede un passaggio stretto nel futuro della comunità italiana. Ma possibile. Che parte da un partito territoriale che la rappresenti a una scuola realmente formativa linguisticamente.

Ma il disagio, questa entità fantasmatica, esiste ancora?

Partiamo dalle vallate. Perché occorre distinguere.

Prego.

Lì il problema non è il disagio degli italiani ma la loro estinzione. Penso alle valli a me più vicine, nel Meranese.

Che succede?

Che sono già , anche se pacificamente, sotto la soglia di assimilazione. Nel giro di un paio di generazioni saranno tedeschizzati: figli alle scuole tedesche che, una volta diventati adulti, avranno una identità leggera.

Come lo si può valutare il fenomeno?

Positivamente o negativamente, ognuno è libero. Importante è sapere che andrà a finire così. Ma sarà una fine negativa anche per il mondo tedesco. Si perderà la multiculturalità, si parlerà male l'italiano nelle valli e nelle periferie ma con ricadute negative anche turistiche.

Ma la scuola...

Beh, mia moglie che insegna italiano alle superiori tedesche mi ha detto che si smetterà di insegnare la letteratura italiana o la cultura, ma solo la lingua. Questa è miopia. Il mondo non finisce tra Brennero e Salorno.

Ma poi c'è Bolzano... La città è diversa?

Lì il gruppo italiano è maggioritario ma la lingua rappresenta sempre un ostacolo all'integrazione.

Perché non sa il tedesco?

Perché è anche penalizzato nello studio. Mentre i ragazzi tedeschi studiano a scuola l'italiano ma poi possono esercitarlo perché i coetanei italiani non parlano un dialetto che non esiste essendo terra d'immigrazione, gli italiani studiano a scuola il tedesco ma poi non parlano la lingua comune degli altri, il dialetto. E sono esclusi.

Ma poi c'è l'università, no?

Non è semplice. Perché i tedeschi possono perfezionare l'italiano in una miriade di atenei mentre gli italiani, con le limitate eccezioni di Innsbruck e Bolzano, restano al palo...

Il nodo è nell'insegnamento bilingue anticipato?

La soluzione sarebbe appunto insegnare tutte e due le lingue fin dalla materna. Che dovrebbe essere bilingue. Ma qui si incontra la rigida opposizione del mondo tedesco.

Sta pensando a esperienze dirette?

Certo. Alle mie inutili battaglie su questo fronte quando sono stato presidente della Commissione dei Sei.

E allora molti iscrivono i figli alle scuole tedesche. È una soluzione?

Ma il sistema dell'autonomia non lo prevederebbe. E la scuola tedesca non è stata concepita come una scuola di lingua ma un luogo che deve garantire la tutela del patrimonio culturale e etnico tedesco. Tanto che esiste una norma di attuazione dell'88 che prevede il diniego di iscrizione a chi non possedendo adeguata conoscenza della lingua possa, cito, “compromettere l'efficienza della scuola”.

Ma forse qui c'è un'attuazione morbida...

A volte. Ma è altrettanto vero che crea una barriera giuridica che sarebbe ora di abbattere.

Molti osservatori puntano il dito sul fallimento dei partiti italiani, sulla loro scarsa capacità di rappresentanza.

Sulla rappresentanza italiana a me vengono in mente i "capponi" di Renzo Tramaglino nei "Promessi sposi". In Alto Adige si rischia a breve di avere più partiti che elettori".

Ai partiti fischieranno le orecchie...

Lo so ma mi domando: in un Alto Adige sempre più autonomo ha senso riconoscersi in partiti italiani che hanno ben altri problemi con numeri elettorali del tutto insignificanti?.

Quindi?

Varrebbe la pena di interrogarsi sull'opportunità di una rappresentanza di tipo territoriale che si possa fare portatrice delle esigenze più avvertite del gruppo italiano. E dunque non dovrebbe esserci un rapporto di proporzionalità diretta tra sempre maggiore autonomia e maggiore esigenza di rappresentanza territoriale?

La logica è quella della separazione?

No, assolutamente. Al contrario. Lo dico in una logica di sempre maggiore integrazione. Muovendo però dal presupposto, del quale sono fermamente convinto, che la sopravvivenza in salute del gruppo italiano sia innanzitutto un interesse del gruppo tedesco.