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BOLZANO. «Da vent'anni per ottenere il diploma di operatore socio-assistenziale si è scelto di fare la prova con le persone e non con un manichino, perché solo così si possono valutare competenze tecniche e capacità di relazionarsi». Giorgio Bissolo, direttore della scuola provinciale per le professioni sociali Levinas, risponde così alla lettera firmata da sette studenti in cui si parla di anziani usati come “cavie d'esame”. Un’accusa che sta facendo discutere e che sia la scuola che la casa di riposo Don Bosco, dove la prova è stata effettuata, respingono con forza.
In quanti hanno sostenuto l’esame?
«In 27. La cosa singolare è che dei sette firmatari solo una ha sostenuto l’esame, tre l’hanno fatto lo scorso anno, tre sono state nostre allieve negli anni passati ma non hanno mai concluso il ciclo di studi».
Ma coloro che hanno sostenuto l’esame era la prima volta che si confrontavano direttamente con persone anziane?
«Assolutamente no. I partecipanti al corso sono persone già in servizio con alle spalle un anno come operatore sanitario: frequentano il nostro corso triennale, che prevede tra le altre cose 375 ore all’anno di tirocinio, per ottenere la qualifica di Osa, operatore socio-assistenziale».
L’esame pratico in cosa consiste?
«Prevede che l’operatore si occupi dell’igiene del paziente e poi trascorra del tempo con la persona per complessive tre ore. Nel lavoro dell’operatore socio-assistenziale oltre alle competenze tecniche, è importantissimo l’aspetto umano».
La commissione esaminatrice da chi è formata?
«Da un medico, un infermiere, un fisioterapista e un’ assistente geriatrica che partecipano all’esame con grandissima discrezione e nel massimo rispetto della persona. Del resto gli allievi e le allieve, dal momento che hanno svolto complessivamente circa dieci mesi di tirocinio e perché già vi lavorano, conoscono molto bene la situazione all’interno delle case di riposo e le fragilità degli ospiti».
Viste le polemiche, potreste pensare di fare in futuro la prova con i manichini?
«In tanti anni è la prima volta che qualcuno solleva dei problemi. Comunque continueremo a fare l’esame con le persone anche se usare i manichini sarebbe più facile e più veloce. Ma se vuoi capire davvero se l’operatore ci sa fare, ovvero riesce a relazionarsi con l’anziano - lo ripeto - è necessario fare la prova pratica con una persona vera».
Ma per l’anziano non è motivo di stress vedere intorno a sé persone sconosciute?
«Tutto viene fatto con la massima delicatezza. Addirittura per molti anziani la prova d’esame costituisce un elemento di novità rispetto alla monotonia della routine quotidiana».
D’accordo con la linea adottata dalla direzione della scuola Levinas anche Carlo Alberto Librera, direttore della ripartizione case di riposo di Assb: «Sono anni che l’esame pratico viene fatto così ed è giusto che l’operatore venga messo alla prova con persone vere e non con manichini» .
Agli ospiti o ai familiari viene chiesto il consenso?
«Assolutamente sì. E tutto si svolge nel rispetto della persona. Con la responsabile di piano pronta ad intervenire per qualsiasi problema. Sono anni che gli esami pratici si svolgono all’interno di una delle nostre quattro case di riposo e non abbiamo mai ricevuto alcuna lamentela».
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