BOLZANO. Da un po' di ore nei corridoi dell'Alpi succede questo: che i profughi di ieri, mascherina e guanti di gomma, stanno rassettando le stanze per i profughi di oggi. «Adesso noi abbiamo un letto e una casa. Questi no. Ma ci sono passato anch'io. Quando arrivava la sera non sapevo dove andare, c'era solo il freddo», dice uno di loro. Uno di quelli che ieri scappavano. Extracomunitari. E che oggi lavorano nell'impresa di pulizie che ha rimesso a regime l'hotel. Contratto, stipendio. Cose che succedono a Bolzano. Dove sembra che ci sia solo la paura e invece c'è una città a più strati, piena di sottofondi, che sta prendendo le misure della diversità. Si sono fatti una foto di gruppo quelli che lavorano in questi giorni dentro l'Alpi. Bianchi, neri. In tuta. Qualche profugo (di oggi) ha già preso possesso della sua stanza, appena pulita. Altri sono attesi. Com'è accaduto? «Che eravamo in Provincia, per altre questioni. Poi è passato Kompatscher - ricorda oggi Karlheinz Hager- e gli ho chiesto: come va? E lui: ho questo problema dei profughi, non sappiamo dove metterli...». Così è nata l'idea dell'Alpi. Hotel che è di Benko, di cui Hager cura gli interessi bolzanini, ma che Benko tiene sfitto, come si dice, in attesa di sapere come andrà la questione del Pru. «E allora, perchè no?» si sono detti alla Signa. Un'operazione di solidarietà in mezzo alle polemiche elettorali. A costo zero per il pubblico. Perché la Provincia non paga nulla. Il problema adesso è: fino a quando? «Per ora abbiamo messo in conto la possibilità di ospitare i profughi per almeno sei/dodici mesi - chiarisce Hager - ma il termine non è perentorio". Traduzione: questi accordi valgono fino al 31 dicembre di quest'anno. Ma la questione non è chiusa: se l'emergenza nel frattempo non si sarà risolta è più che probabile che la Provincia chiederà alla Signa di avere ancora qualche mese di margine e la Signa lo concederà. La situazione all'interno della struttura alberghiera è adesso definita. Benko ha concesso alla Provincia gli ingressi, per poter gestire l'afflusso e installare una qualche forma di amministrazione di condominio; e poi il primo ed il secondo piano. In condizioni di normalità questo significa che potranno essere ospitate dalle 50 alle 60 persone. Ma il numero potrebbe variare per difetto. Perché alcuni nuclei famigliari potrebbero occupare una singola stanza con più persone, oppure perché altri potrebbero essere chiamati ad adattarsi. In ogni caso ogni stanza possiede un bagno e anche la possibilità di mangiare autonomamente. C'è anche l'eventualità, ed è studiata in questi giorni, che altri piani (almeno uno) dell'hotel siano messi a disposizione della Provincia. Soprattutto se ci saranno nuovi arrivi. Il gasolio per garantire, eventualmente, ancora una qualche forma di riscaldamento e l'acqua calda è stato già acquistato dalla Signa che ha promesso di occuparsene anche in futuro. «Ci è sembrata una buona operazione di solidarietà nei confronti di Bolzano e di chi è qui in condizioni non umane" dicono alla Signa. Kompatscher ringrazia.

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