BOLZANO. Commercio, passa la liberalizzazione in salsa altoatesina: deregulation completa nei centri abitati, ma limiti nelle zone produttive e nel verde agricolo oltre a possibili deroghe alle aperture domenicali. Il compromesso soddisfa le associazioni dei negozianti. Il consiglio provinciale ieri ha approvato la legge sulla liberalizzazione dell'attività commerciale. Martedì sarà pubblicata sul bollettino ufficiale, mercoledì le nuove regole entreranno in vigore. L'Alto Adige ha cercato di frenare la deregulation voluta dal governo Monti e ora bisognerà aspettare come reagirà Roma: possibile un ricorso alla Consulta. CENTRI ABTITATI. Nelle zone residenziali la liberalizzazione sarà pressoché totale: abolite le autorizzazioni amministrative, spariti i contingentamenti delle superfici di vendita, cancellati i limiti legati alle tabelle merceologiche e l'obbligo di rispettare il rapporto di cubatura di 60% per l'edilizia abitativa e 40% per il terziario. Per avviare un'attività commerciale (o ampliare quelle esistenti) basterà una comnunicazione al Comune competente. ZONA PRODUTTIVE. Al di fuori delle zone edificabili resta vietato il commercio al dettaglio nel verde agricolo, a meno che non sia legato all'attività agricola o a infrastrutture per il tempo libero (campi da golf o piste ciclabili). Nelle zone produttive, fatte salve le cinque categorie di merci ingombranti (mobili, autoveicoli, bevande in confezioni formato all'ingrosso, prodotti agricoli e materiali edili), il commercio al dettaglio sarà vietato. Ci sono però alcune eccezioni importanti: un subemendamento presentato dall'assessore Widmann di fatto blinda il Twenty di via Galilei a Bolzano perché permette «il commercio al dettaglio senza limitazioni nella zona con destinazione particolare per la realizzazione del centro commerciale di rilevanza provinciale». Niente limitazioni neppure per i punti vendita di imprese artigiane o industriali che vendono i propri prodotti (Thun e Salewa, per citare due casi concreti a Bolzano Sud) e i cinema. GLI ORARI. Spetterà alla giunta, tramite uno specifico regolamento che forse sarà approvato già entro fine marzo, definire gli orari di apertura. Il nodo cruciale riguarda le aperture domenicali: si va verso una normativa uguale per tutto il territorio provinciale (sparirà la distinzione tra zone turistiche e non) con l'obiettivo politico della giunta di limitare quanto più possibile le aperture. «Disciplinare il riposo domenicale per legge - ha spiegato il capogruppo Svp Elmar Pichler Rolle - avrebbe comportato grossi rischi». LE REAZIONI. L'assessore Thomas Widmann è soddisfatto. «Abbiamo dovuto recepire le impostazioni di fondo del governo, ma allo stesso tempo abbiamo sfruttato le competenze garantite dall'economia. Ci sarà una forte chance di sviluppo nelle zone residenziali, mentre al di fuori del centro abbiamo mantenuto le tutele». Tra i gruppi politici, critici i Verdi («si favorisce la speculazione», attacca Hans Heiss), timide aperture invece da Freiheitlichen e Urzì (Fli). Soddisfatta l'Unione commercio («la legge va nella direzione giusta, anche se sarà da limare ancora un po' e anche se avremmo preferito un po' più di prudenza nell'adeguarsi alla liberalizzazioni a livello nazionale», dice il presidente Walter Amort) e anche la Confesercenti: «Un buon compromesso tra deregulation e specificità locali, speriamo che il governo ora non lo impugni», commenta il direttore Paolo Pavan.

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