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BOLZANO. «Pur di tornare a lavorare rinunciai alla caparra di 30 mila lire che avevo già pagato per andare qualche giorno in vacanza a Rimini». Meralda Vincenzi, 82 anni bolognese d’origine e bolzanina d’adozione, è stata assunta all’Upim nel 1948 ed è stata licenziata nel ’55. Scarso rendimento? «No, avevo annunciato che mi sarei sposata. Cosa che, ho scoperto in quel momento, non era ammessa».
Ciononostante si considerava una fortunata, perché, un mese dopo le nozze, il gerente di via della Posta le offrì di tornare a fare le sostituzioni. Durò poco però: due anni dopo arrivò il secondo licenziamento. Motivo? «Mi avevano fatto dare le dimissioni perché ero incinta». Alla fine degli anni ’60, quando il bimbo aveva sei anni, l’offerta di tornare. «Io e la mia collega Ornella Mazo siamo state le prime ad ottenere il part-time. Era una conquista, perché quelle 4 ore al giorno, sabato compreso, ti consentivano di lavorare e gestire una famiglia. Per questo accettai al volo, anche se essendo estate e avendo le colleghe già prenotato le ferie, avevo dovuto rinunciare a qualche giorno di vacanza sulla riviera e ci avevo rimesso la caparra».
Meralda Vincenzi è andata in pensione nel 1984. È passata una vita d’allora, ma l’ex commessa ricorda ancora con piacere gli anni passati nel magazzino di via della Posta. «Eravamo tutte giovani e molto carine, perché se non avevi queste due caratteristiche non ti prendevano, e gli impiegati delle Poste si fermavano davanti alle vetrate a guardarci. Il risultato era che, nella pausa di mezzogiorno, bisognava pulire oltre ai banconi anche le vetrate».(a.m)


