MERANO. Prima di essere regista, Andrea Segre è una persona che cerca di capire. E di raccontare agli altri quanto ha visto e capito. Per questo è diventato regista. Per questo, ieri, era alle scuole medie Wenter per raccontare il suo mestiere e, di riflesso, parlare di immigrazione. Da una prospettiva diversa. Andrea Segre è stato invitato dall’istituto meranese in lingua tedesca perché il suo secondo film, “La prima neve” del 2013, presentato alla 70ª edizione della Mostra di Venezia, rientra nel progetto “Cinema e scuola”.

Un'iniziativa nata dalla collaborazione tra Filmclub, Area innovazione in lingua tedesca, Area pedagogica in lingua italiana e Ufficio film e media della Provincia, mentre la presenza del regista a sua volta fa parte della “Settimana delle lingue”, attraverso le quali gli alunni entrano in contatto con la diversità linguistica e culturale del pianeta. Oltre un centinaio gli studenti coinvolti, tutte le classi terze delle Wenter. A loro Segre ha spiegato che quando, agli inizi degli anni Novanta, le imbarcazioni di fortuna giungevano dall'Albania e approdavano a Brindisi, lui è andato a Brindisi e da lì in Albania. Il primo dei tanti, tantissimi viaggi - in Africa, nei Balcani - sulle rotte opposte ai viaggi della speranza, o viaggi della disperazione.

Ascoltano attenti, gli alunni. E rivedono la storia di Dani, il togolese che migra in Trentino protagonista de “La prima neve”, che i giovani hanno visto al cinema Ariston per prepararsi all'incontro. Al quale il regista, che da sempre si occupa (principalmente con documentari) dei temi dell'immigrazione e della marginalità di etnie, popoli e culture, è intervenuto dopo un aggancio avvenuto nella maniera più semplice e schietta. Come Segre, che spiega: "Un'insegnante mia ha contattato scrivendomi una mail, l'indirizzo si trova sul mio blog. In queste occasioni racconto le mie esperienze, che poi sono il nutrimento del mio lavoro. Mi reco spesso nelle scuole e non nascondo che mi piace rispondere a inviti delle realtà di provincia. Questi ragazzi hanno un'età in cui cominciano a prendere coscienza che la loro città, che Merano non è il mondo. Relativizzano i punti di vista".

Dalla giovane platea partono le domande, prima quelle più generiche, "come si fa un film?", "quanto costa?" Ma presto ci s'addentra nelle tematiche dei migranti e dei timori della gente che abita i luoghi dove arrivano gli stranieri in fuga da guerre e miserie. Il relatore scava nelle sue storie e induce a vestire i panni di chi decide di partire alla ricerca di un futuro migliore. Stimola i ragazzi alla riflessione. Dietro di lui, un planisfero su cui si traccia rotte. Una passerà anche per il Kazakistan, visitato da Segre per il suo prossimo documentario: "È un paese in forte crescita anche grazie agli interessi italiani, dell'Eni in particolare. Ecco, mi piaceva vedere le come stanno le cose in un Paese dove lo sviluppo genera quei sogni che da noi, per converso, sono svaniti".

Gli interrogativi degli studenti si fanno via via più profondi, vogliono sapere perché ci sono persone di altre nazioni che non hanno passaporto o che comunque non possono viaggiare regolarmente, perché ci sono persone che si spaccano la schiena raccogliendo pomodori per una paga infima. E tante altre domande. Il tutto all’insegna della creatività, Segre conferma.