BOLZANO. Ha patteggiato un anno e dieci mesi (pena sospesa) con una multa di dodicimila euro. Parliamo della vigilessa altoatesina accusata di fare parte di un'organizzazione che favoriva l'immigrazione clandestina in Italia. La donna, 39 anni, era piombata nell'inchiesta della Procura di Napoli, a firma di Nicola Gratteri. Finì agli arresti domiciliari per oltre due mesi, accusata di avere procacciato nominativi di extracomunitari, sfruttando la sua posizione istituzionale: agente della Polizia locale di Dobbiaco.

Secondo l'accusa, si sarebbe più volte recata ad eventi pubblici, come il mercato del paese, cercando di individuare potenziali "clienti" per il sodalizio. Una volta intercettati li avrebbe messi in contatto telefonico con uno dei capi del clan. Il tutto sarebbe avvenuto durante l'orario di lavoro, con indosso la divisa. In settimana è tornata a lavorare dopo il patteggiamento davanti al tribunale di Napoli.

L'inchiesta

Lo scorso giugno venne smantellata una rete illecita - formata da avvocati, forze dell'ordine e gestori di centri di assistenza fiscale (Caf) - che organizzava falsi contratti di lavoro per cittadini stranieri, in gran parte bengalesi, garantendo loro l'ingresso regolare in Italia dietro il pagamento di somme che arrivavano fino a 9mila euro a persona.

L'interesse investigativo nei confronti della vigilessa altoatesina, difesa dagli avvocati Martin Fill e Verena Brunner, sarebbe emerso per la prima volta il 23 gennaio 2024, grazie all'intercettazione di una telefonata con Vincenzo Sangiovanni (un altro degli arrestati).

La donna avrebbe collaborato, mostrandosi disponibile ad inserire nel portale della Prefettura delle richieste di ingresso di cittadini extracomunitari. Gli inquirenti sarebbero riusciti inoltre a risalire all'azienda di famiglia, utilizzata per completare la documentazione necessaria all'inserimento delle richieste di ingresso sul territorio nazionale.

La documentazione che veniva restituita agli ignari richiedenti però era falsa, come si sono accorti due bengalesi che volevano portare in Italia i propri familiari e che hanno sporto denuncia dopo che l'organizzazione gli aveva estorto migliaia di euro. Secondo l'accusa, la 39enne altoatesina avrebbe agito mentre era in servizio come vigile urbano a Dobbiaco, all'interno di un mercato che verosimilmente ricadeva nella sua area di competenza (polizia amministrativa).

La donna si sarebbe accordata telefonicamente con Sangiovanni per contattare cittadini extracomunitari e proporre loro un "aiuto" per l'istanza di ricongiungimento familiare. L'uomo le avrebbe consigliato di instaurare un rapporto di "confidenza" con i potenziali clienti, per carpire la loro fiducia e, contestualmente, per non intimorirli con la sua posizione lavorativa.

Il 6 maggio 2024 la donna avrebbe individuato un cittadino marocchino, mettendolo in contatto con uno dei capi del sodalizio, il quale a sua volta avrebbe mostrato allo straniero il bagaglio di personale e di aziende di cui disponeva in modo da fargli comprendere la portata del suo giro di affari. Accusata dei reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e associazione a delinquere, ha patteggiato una pena di venti mesi ed è tornata a ricoprire il proprio ruolo.