C’era una volta Bolzano. Ripubblichiamo la testimonianza rilasciata nel 1990 al nostro direttore Alberto Faustini da Regina Schgör Moreggiolo, che molti ancora ricordano dietro il bancone del panificio Lemayr di via Goethe. È scomparsa nel 2021 a 93 anni. Se volete rileggere una storia, scriveteci a: bolzano@altoadige.it

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Dopo 45 anni di lavoro è bastata un’operazione. È stata via 3 mesi e 150 clienti sono svaniti nel nulla. Quando Regina Schgör Moreggiolo è tornata in via Goethe, nel “suo” panificio, sono tornati anche i clienti. Con Frisanco prima e con Lemayr poi, la signora Regina ha passato un’esistenza tra panini e dolcetti. Una vita felice, fin da quando il suo stipendio era di sole 200 lire al mese. Per gli amanti del buon pane, delle crostate di fragole, di un sorriso sempre “fragrante”, Regina è stata qualcosa di più di un’amica insostituibile. In tempo di guerra, quando per avere un tozzo di pane fatto con la farina gialla bisognava presentarsi in via Goethe con una tessera, lei spesso faceva finta di niente e metteva nel sacchetto un panino in più. Un gesto che qualcuno ricorda ancora. Ha lavorato ininterrottamente, con orari non proprio invidiabili, per anni e anni. Quando il profumo del pane accarezzava la città, come un padre premuroso, lei era la regina del regno dei sapori più veri. Il pane, quando la gente aveva veramente fame, era un artiglio per sconfiggere il dolore e la tristezza.

Un pezzo di crostata, da solo, aveva il sapore della festa più attesa. E lei, dietro al banco, regala ancora ogni giorno un frammento di storia tanto semplice quanto indispensabile. Ricorda i primi panini dolci, “cari (costavano 20 lire) ma buoni”, e i giorni in cui consigliava al signor Lemayr di vendere i “sacchettini di San Nicolò”, un po’ di pane nero e le mantovanine (“che in qualche negozio si potevano già trovare”). E pensa all’epoca in cui le persone facevano anche qualche chilometro pur di acquistare il pane nel “suo” negozio”. Voleva andare in pensione, ma Lemayr le ha chiesto di restare. E così, tutte le mattine, la Bolzano di ieri e di oggi la ritrova con la consueta allegria. La storia di Regina, 62 anni (nel 1991, ndr), sposata, una figlia, è la piccola-grande epopea della Bolzano più vera.

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Ma certo che lavoro ancora volentieri! E questo lavoro è insostituibile. Mi piace il profumo del pane, mi piace stare tra la gente e adoro questo negozio che è stato così importante per la mia vita. Sono nata a Nova Ponente – racconta Regina Schgör Moreggiolo – ma sono a Bolzano dal 1940. Avevo infatti 12 anni quando mio padre trovò lavoro a San Giacomo. È lì, a San Giacomo, che ho completato le scuole. Nel 1943 avevo due offerte di lavoro: potevo andare da Wunderlich o al panificio Frisanco di via Goethe. Mia madre mi ha guardata negli occhi: “Se vai a lavorare in un panificio – mi ha detto – avrai almeno la possibilità di portare a casa un pezzo di pane ogni tanto”. E allora sono venuta qui, nel negozio dove lavoro ancora.