BOLZANO. Botta e risposta tra il Comitato inquilini Ipes e l’Istituto di edilizia agevolata.

Così il presidente dell’Ipes, Konrad Pfitscher: «Non capisco perchè non dovremmo far pagare nulla ai giovani che lavorano, e che quindi percepiscono un reddito, che vivono ancora a casa con i genitori. Noi diamo una mano alle persone in difficoltà, se poi le famiglie decidono di sobbarcarsi la spesa dei figli va benissimo, ma questa è una scelta loro. Non possono chiedere a noi e quindi a tutta la società di sobbarcarsi anche le spese dei bamboccioni».

Il Comitato inquilini (presidente Gianfranco Ponte) nei giorni scorsi aveva messo in dubbio il fatto che si possano definire sociali i canoni Ipes visto che quasi 4.500 inquilini su 12.400 pagano più di 300 euro di affitto al mese.

Questa la risposta di Pfitscher: «Prima di tutto il numero esatto ci dice che sono circa 2.600 i nuclei familiari che pagano più di 300 euro di affitto al mese. E devo dire che, visti i prezzi che girano a Bolzano ed in tutto il resto dell’Alto Adige, non mi sembra affatto che l’Istituto possa essere definito esoso. Altra cosa l’Ipes formula il singolo affitto in base alla capacità economica del singolo nucleo familiare, che varia tra il 10 e il 25 per cento del reddito familiare. L’affitto massimo, applicato alle famiglie con maggior reddito, è rappresentato dal canone provinciale di 6,39 euro per metro quadrato per Bolzano e i grandi comuni, una cifra molto inferiore, se non addirittura non paragonabile, ai canoni chiesti sul libero mercato. Credo che farei fatica ad essere smentito se dicessi che trovo quasi impossibile trovare a questo prezzo un alloggio a Bolzano od in altri centri della provincia. Se poi del nucleo familiare fanno parte anche i figli e questi sono senza reddito, questi aiutano ad abbassare il canone, se invece hanno reddito, contribuiscono in base al 60% del loro reddito. Mi chiedo perchè un figlio od una figlia dovrebbe abitare un appartamento sociale a prezzo zero - come del resto vorrebbe il consigliere provinciale Pdl Mauro Minniti - se può contare su un reddito proprio? Credo che ognuno debba partecipare all’affitto in base alle proprie capacità economiche ed è leale, giusto e solidale contribuire al pagamento del canone mensile che deve sobbarcarsi una famiglia. Non trovo giusto quindi che il Comitato inquilini chieda di abbassare il canone a queste 2.600 famiglie anche perchè se così facessimo dovremmo aumentarlo ad altre 9.800 famiglie che possono contare tutte su un minor reddito». Presidente c’è chi paga anche affitti da 600 euro al mese? «Certo, ci sono famiglie che pagano cifre di questa entità ma che godono anche di alloggi grandi 100 metri quadrati». A tutt’oggi qual è la grandezza ideale per una casa Ipes? «Direi tra i 50 ed i 60 metri anche perchè è cambiata la struttura della famiglia. Ci sono tanti anziani che vivono soli, tanti separati, tante donne sole e tanti single. La nuova struttura della società ci costringe a cambiare: in futuro costruiremo alloggi sempre più piccoli». Il presidente spiega che se i mezzi a disposizione dell’Ipes rimarranno invariati, non si può dare ad uno senza togliere ad altri.

«In tempi di crisi economica con un bilancio provinciale tagliato continuamente da Roma mi pare che sia già il massimo riuscire a mantenere invariati i mezzi a disposizione e con ciò i canoni attuali, sempre calcolati in base al reddito familiare. In questo contesto dare ad uno significa privare un altro. E se ci sono famiglie che preferiscono tenere i figli nella bambagia e non chiedere loro nulla, non è colpa nostra. L’errore è di chi non fa crescere i figli come dovrebbero. Ogni famiglia faccia pure quel che vuole ma non possiamo pagare noi - e quindi l’intera collettività - per le scelte dei singoli».

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