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BOLZANO. «Mettono il bavaglio a tutti i dipendenti e questa è una cosa inaccettabile: non si potrà più parlare con i giornalisti». Christian Peintner, dipendente dell'Ipes e sindacalista dell'Asgb, è preoccupato per gli articoli 10 e 18 del Codice etico dell'Istituto. Il documento fortemente voluto sia dal presidente Konrad Pfitscher che dal vice Renzo Caramaschi dopo lo scandalo delle microtangenti che, nell'estate dello scorso anno, si è abbattuto sull'Ipes.
Obiettivo del codice, entrato in vigore da pochi mesi: fissare delle norme di comportamento all'insegna della trasparenza nei rapporti tra i dipendenti e le ditte che lavorano con l'ente. «Su questo - assicura il sindacalista dell'Asgb - non abbiamo nulla da eccepire, ma sul bavaglio a noi dipendenti abbiamo molto da dire. Questa non è trasparenza».
Per lunedì è stato convocato un incontro tra i dipendenti e i vertici dell'Istituto. Il sindacato chiede vengano illustrati i contenuti del Codice e in particolare i due articoli contestati. «Sono molto preoccupato - dice il rappresentante dell'Asgb - perché l'articolo 10 prevede espressamente che se un dipendente vuole parlare con la stampa, deve fare domanda e attendere la risposta scritta del direttore che, è facile prevedere, non darà mai il proprio consenso. In ogni caso, ammesso che arrivi, gli argomenti da trattare con la stampa dovranno essere rigorosamente limitati al suo ufficio».
E se uno dovesse infischiarsene del Codice? «Rischia di vedersi decurtare lo stipendio nella parte riferita al premio di produzione, ma non è questo a preoccuparmi. Non sono certo 100 euro in più o meno all'anno che ti cambiano la vita. Ciò che mi preoccupa è il bavaglio che viene messo, tra l'altro, solo ai dipendenti. Sono esclusi i dirigenti e i membri del consiglio d'amministrazione. Anche questa è una grave ingiustizia». Respingono le accuse sia il presidente che il vice presidente dell'Ipes e le liquidano in due parole: «Tutte assurdità».
Caustico Caramaschi: «Non so se il sindacalista non sa leggere o non capisce, certo è che le cose non stanno come dice lui. Nessuno ha voluto mettere il bavaglio ai dipendenti, semplicemente come in tutti i posti del mondo si sono volute fissare delle regole che valgono dal primo all'ultimo dipendente, membri del cda compresi. Il divieto riguarda l'impossibilità di rilevare cose legate a questa o quella pratica». Pfitscher spiega: «Se un dipendente vuol parlare con la stampa, può farlo senza problemi. Ciò che non può fare è parlare a nome dell'ente. Se non previa autorizzazione del direttore generale e limitatamente al proprio campo d'azione».
Obiettivo del codice, entrato in vigore da pochi mesi: fissare delle norme di comportamento all'insegna della trasparenza nei rapporti tra i dipendenti e le ditte che lavorano con l'ente. «Su questo - assicura il sindacalista dell'Asgb - non abbiamo nulla da eccepire, ma sul bavaglio a noi dipendenti abbiamo molto da dire. Questa non è trasparenza».
Per lunedì è stato convocato un incontro tra i dipendenti e i vertici dell'Istituto. Il sindacato chiede vengano illustrati i contenuti del Codice e in particolare i due articoli contestati. «Sono molto preoccupato - dice il rappresentante dell'Asgb - perché l'articolo 10 prevede espressamente che se un dipendente vuole parlare con la stampa, deve fare domanda e attendere la risposta scritta del direttore che, è facile prevedere, non darà mai il proprio consenso. In ogni caso, ammesso che arrivi, gli argomenti da trattare con la stampa dovranno essere rigorosamente limitati al suo ufficio».
E se uno dovesse infischiarsene del Codice? «Rischia di vedersi decurtare lo stipendio nella parte riferita al premio di produzione, ma non è questo a preoccuparmi. Non sono certo 100 euro in più o meno all'anno che ti cambiano la vita. Ciò che mi preoccupa è il bavaglio che viene messo, tra l'altro, solo ai dipendenti. Sono esclusi i dirigenti e i membri del consiglio d'amministrazione. Anche questa è una grave ingiustizia». Respingono le accuse sia il presidente che il vice presidente dell'Ipes e le liquidano in due parole: «Tutte assurdità».
Caustico Caramaschi: «Non so se il sindacalista non sa leggere o non capisce, certo è che le cose non stanno come dice lui. Nessuno ha voluto mettere il bavaglio ai dipendenti, semplicemente come in tutti i posti del mondo si sono volute fissare delle regole che valgono dal primo all'ultimo dipendente, membri del cda compresi. Il divieto riguarda l'impossibilità di rilevare cose legate a questa o quella pratica». Pfitscher spiega: «Se un dipendente vuol parlare con la stampa, può farlo senza problemi. Ciò che non può fare è parlare a nome dell'ente. Se non previa autorizzazione del direttore generale e limitatamente al proprio campo d'azione».


