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BOLZANO. L’apprendistato è stato per anni uno dei fiori all’occhiello del mercato del lavoro altoatesino, favorendo l’occupazione giovanile e permettendo ai datori di lavoro di non pagare i contributi per l’intera durata del contratto. Ma proprio adesso che il sistema altoatesino è preso come modello dal resto d’Italia, le categorie economiche - tranne qualche eccezione - non approfitta di tutte le possibilità offerte dalla nuova normativa. L’allarme arriva dall’Afi-Ipl, l’Istituto di promozione dei lavoratori che nei prossimi giorni lancerà una campagna informativa tappezzando la provincia di manifesti che invitano le aziende a usare di più lo strumento dell’apprendistato. Anzi: gli strumenti. «Esistono tre livelli di apprendistato - dice Michele Buonerba, vicepresidente dell’Ipl -. Il primo riguarda i ragazzi tra 15 e 25 anni per la qualifica e il diploma professionale. È quello più diffuso tra le varie categorie (a parte il turismo: l’Hgv non ha accettato una proposta di accordo territoriale per superare il divieto ai lavori stagionali) ma il numero di ragazzi aderenti è in costante diminuzione». Purtroppo meno conosciuti, prosegue Buonerba, sono gli altri due livelli: «Il secondo vale per diplomati e anche laureati, secondo profili determinati dai contratti collettivi. Da noi ne usufruiscono solo Assoimprenditori e Abi, in tutto circa 300 contratti: in Trentino sono 3000...». Ancora «più interessante», conclude Buonerba, è il terzo livello: «È l’apprendistato di alta formazione, si possono stipulare convenzioni con l’Università ma anche con gli ordini professionali. Anche in questo caso in Alto Adige l’unica associazione ad avere stipulato una convenzione è Assoimprenditori, con la Lub». L’apprendistato è un contratto a tempo indeterminato, che quasi sempre si trasforma in un rapporto di lavoro tradizionale.
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