BOLZANO. I lettori dell’Alto Adige hanno già avuto modo di conoscerlo e apprezzarlo anche in versione scrittore. Infatti il suo libro «La prova del cuore» - pubblicato da Giunti con Rai Eri - si poteva acquistare con il nostro giornale. E, particolare non secondario, ha voluto che il ricavato andasse in beneficenza per una fondazione medica. Ma Cristian Bertol, chef stellato dell’Orsogrigio di Ronzone, in val di Non, è anche una star televisiva essendo ormai giunto all’ottava partecipazione a «La prova del cuoc», la popolare trasmissione culinaria del mezzogiorno di Rai1 condotta da Antonella Clerici. E Cristian Bertol sarà protagonista, assieme a Michil Costa, sabato 12 aprile alle 16 al Walther’s di un originale show- cooking, introdotto dal giornalista Massimiliano Bona.

Che piatti preparerà?

«Non voglio anticipare troppi particolari per non rovinare la sorpresa. Anche perché penso che con Michil Costa non mancheranno improvvisazioni e colpi di scena. Posso dire che nel giro di un’ora proporrò tre piatti. Prendendo come base la cucina regionale, un po’ rivisitata, ma molto semplice e facilmente riproducibile. Che è il tratto che mi caratterizza».

In eventi del genere che situazione si crea con gli spettatori?

«So bene che gli appassionati di cucina partecipano cercando di carpire piccoli e grandi segreti approfittando dell’esperienza di uno chef insignito della stella Michelin da 8 anni e che ama confrontarsi con i suoi colleghi in giro per il mondo, alla continua ricerca di nuovi sapori e di emozioni da trasmettere. E io non mi tiro indietro. Del resto faccio questo lavoro perché mi piace, ci metto sempre grande passione e mentre cucino mi rilasso. Forse qualcuno non ci crederà ma è proprio così: mi rilasso lavorando. Il massimo della vita».

Quali cibi altoatesini la ispirano in particolare?

«Io sono trentino e quindi conosco molto bene i sapori della cucina regionale. In particolare la provincia di Bolzano è una terra che dal punto di vista della materia prima fornisce elementi di altissima qualità. A me piace seguire la stagionalità dei prodotti. E anche da questo punto di vista l’Alto Adige non finisce mai di stupire. A volte bastano le erbe di campo (in questo periodo il tarassaco ad esempio) a ispirare un grande piatto. O anche il fieno per cuocere la carne. La natura ti offre il meglio, tocca a te assemblare il tutto mettendoci la professionalità giusta e quel tocco di originalità che fa la differenza».

Può sintetizzare il suo concetto di cucina territoriale?

«Diciamo che non sono il tipo da “azoto liquido”. Mi piace creare seguendo la tradizione. Faccio un esempio concreto. In questi giorni propongo nella carta del mio ristorante dei canederli di castagne con il puzzone di Moena. Anzi, quasi quasi nello show cooking a Bolzano mi invento qualcosa proprio sui canederli. Del resto li conoscono ormai in tutto il mondo».

E intanto l’avventura televisiva va avanti.

«Come no. Prosegue senza sosta. Ogni settimana sono a Roma, fino alla fine della stagione tv. Certo, cucinare in televisione è molto difficile. È improvvisazione allo stato puro, tutto in diretta. Mica puoi fermarti, “tagliare” e ricominciare. Però nonostante la tensione mi diverto alla grande».

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