BOLZANO. Minorenni alla guida: sembra impossibile eppure il fenomeno è più diffuso di quanto si possa immaginare. Con qualche rudimento di guida arpionato di qua e di là sottraggono la macchina a mamma o papà e si mettono in strada. Senza patente, ovvio. Pare incredibile eppure capita e non sempre, purtroppo, si finisce nelle maglie dei controlli delle forze dell’ordine. L’episodio dell’altra sera a Caldaro, con la fuga e l’incidente per sei minorenni di ritorno dalla discoteca Juwel ha acceso diatribe e discussioni. Per qualcuno una bravata, per altri un segno dei tempi. Probabilmente un episodio che va contestualizzato sotto molteplici aspetti.

Dal punto di vista tecnico-giuridico il ragazzo che è scappato, costituendosi ai carabinieri su consiglio dei genitori solo dopo dieci ore, non rischia particolari aggravanti. Dovrà rispondere di guida senza patente e omissione di soccorso per gli amici feriti. Possibile gli venga contestata anche la resistenza a pubblico ufficiale. Se si fosse fermato al controllo avrebbe, chiaramente, risposto solo della prima.

L’aspetto pedagogico, però, è quello che cattura i pensieri il giorno dopo. «Non parlerei di bravata - riflette lo psicologo Giuseppe Maiolo, direttore della scuola di counseling Il Germoglio -perché di mezzo c’è un pericolo consistente per sè e per gli altri. Purtroppo intravedo in quello che accaduto l’incapacità di riconoscere dei limiti. È abbastanza diffusa, accompagnata al bisogno di mettersi alla prova». Come si “insegna” a rispettare i limiti? «Prima di tutto negli atteggiamenti. Non dobbiamo rafforzare l’idea di essere invincibili, dobbiamo essere in grado di mettere dei paletti chiari». La percezione del pericolo, in quanto accaduto, è piuttosto strana: si avverte come più rischiosa la sanzione delle forze dell’ordine piuttosto che la possibilità di viaggiare a velocità sostenuta senza saper guidare. «Molto di frequente assistiamo a questo scarto. Dobbiamo stare attenti a questo fenomeno. Trovo positivo, comunque, che la mamma lo abbia convinto a prendersi le sue responsabilità».

Proprio di responsabilità parla Marina Bruccoleri del centro prevenzione de La Strada. «È un concetto che va insegnato ai ragazzi preventivamente. La trasgressione è una tendenza naturale, ma deve essere accompagnata dalla forza di accettarne le eventuali conseguenze. Si tratta spesso di atteggiamenti che vanno oltre la percezione del pericolo, ma non oltre quello della propria coscienza. L’intervento dei genitori o degli educatori deve essere a monte di questa catena. Convincere il figlio a costituirsi è il minimo, perché qui siamo davanti a un vero e proprio reato. Nessun’altra strada sarebbe stata comprensibile o accettabile da un punto di vista educativo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA