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BOLZANO. «Le slot macbine devono restare nei bar. Molti sopravvivono anche grazie alle macchinette che rappresentano dal 30 al 40% dell'incasso totale di una giornata. Toglierle non sarebbe corretto». Peter Perez (Unione) e Mirco Benetello (Confesercenti) per una volta viaggiano uniti: «Esiste un problema sociale ma occorre fare prevenzione perchè penalizzare i baristi non serve e con i divieti non si va da nessuna parte». Per i rappresentanti di categoria sarebbe come togliere l'alcol dai supermercati: «Non tutti sono alcolisti, c'à anche chi ha voglia di sorseggiare un buon bicchiere di vino». L'unica concessione possibile - secondo loro - sarebbe «al limite quella di evitare le slot nelle nuove aperture e nei cambi di gestione ma riteniamo impossibile toccare l'esistente». Così Perez: «Sarebbe come se da un giorno all'altro mi togliessero l'indennità di servizio!». Insomma l'appello lanciato dal Forum prevenzione ai Comuni per togliere le slot da bar e tabacchini relegandole alle sole sale dedicate, trova la nettissima opposizione dei pubblici esercenti. «I tempi sono difficili e la crisi morde, praticamente quasi tutti i bar stanno basando le loro entrate anche sulle macchinette. Toglierle non sarebbe corretto. Sarebbe come cambiar loro le carte in corsa. Non si fa». Perez non ha dubbi: «Lo Stato ha bisogno di soldi e con le slot ne incassa a dismisura, non è possibile scaricare le colpe su chi fa impresa». Ma i tempi sono così difficili che un bar per arrotondare e sopravvivere ha bisogno anche delle macchinette? «Certo. Su 100 euro incassati il 30-40% arriva dalle slot, e non è poco», Ma come mai si è arrivati a questo punto? «Colpa della liberalizzazione, della mancanza di regole e della scarsa professionalità. I bar sono un'infinità e si cannibalizzano. Le provano tutte per esistere. E poi le slot sono legali, le permette lo Stato!». Cesare Guerreschi - fondatore della Siipac, la Società di intervento sulle patologie compulsive - conosce bene la questione. Talmente bene che in questi giorni si trova a Roma, chiamato al Senato come unico rappresentante delle Onlus per dare un parere in merito ad un'eventuale legge sul gioco. Gli è stato - infatti - avanzato un invito all'audizione sull'"indagine conoscitiva sugli aspetti sociali e sanitari della dipendenza da gioco d'azzardo". Sono anni che Guerreschi si batte per questo e finalmente - spiega - «ora sembra che il tutto si concretizzi». Dottor Guerreschi, secondo lei togliere le slot da bar e tabacchini risolve il problema del gioco compulsivo? «No, ma sicuramente è una misura di tutela verso quelle fasce di giocatori più a rischio, come adolescenti, donne e anziani. È abbastanza frequente vedere pensionati, casalinghe, studenti molto spesso al mattino prima ancora di iniziare la giornata, buttare diverse decine di euro dentro le slot. La facile accessibilità a queste macchinette e la loro apparenza innocua, rappresenta un'esca per migliaia di persone passate dal tentare la fortuna a forme patologiche di gioco compromettendo la sfera personale, quella relazionale, economica e lavorativa. Non va dimenticato che vanno adottate altre forme di prevenzione prima fra tutte quella di promuovere un'adeguata cultura del gioco che ne valorizzi la potenzialità senza sottovalutarne le componenti di rischio attraverso campagne di informazione e prevenzione».
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