BOLZANO. Mentre ci concentriamo sulle polemiche legate al ripopolamento di specie controverse come gli orsi o i lupi rischiamo di distrarci da quegli animali che, lentamente, rischiano di sparire dalle nostre latitudini. È il caso della lontra, entrata ufficialmente nella lista rossa a rischio estinzione. Secondo i calcoli delle agenzie di controllo, infatti, sono solo 250 gli esemplari presenti sul territorio nazionale: una miseria preoccupante.

Non a caso il Corpo Forestale dello Stato ha promosso un incontro sulla salvaguardia della lontra in occasione della “Giornata Mondiale dell’Acqua”. I maggiori fattori di declino della specie sono i soliti, legati sostanzialmente alla distruzione dell’habitat naturale. Inquinamento e incidenti stradali, dunque, rappresentano i pericoli più pressanti. Considerando la natura ritirata di questo animale stupisce trovare gli investimenti nell’elenco delle preoccupazioni. I dati raccolti dal sito “La lontra” dell’Università di Trieste, però, sono inequivocabili: su 260 animali morti o feriti almeno 27 sono vittime di incidenti.

Il controllo del territorio, quindi, diventa fondamentale e a confermarlo ci pensa il primo dirigente del corpo forestale Livio Mattei. «Paradossalmente c’è stato un leggero incremento delle nascite che va incoraggiato. C’è anche una migrazione nazionale che vede le lontre meridionali risalire verso le regioni del nord».

Altro motivo di spopolamento, più strettamente naturale, è quello dell’erosione delle risorse con scarsa disponibilità di alimenti. L’instabilità del regime idrico, lo sfruttamento dei bacini e la cattiva gestione della pesca riducono le possibilità di approvigionamento. «I nostri fiumi - continua Mattei - sono molto degradati e discontinui. Su questo, quindi, siamo molto attenti. La lontra, si sa, per muoversi e riprodursi avrebbe bisogno di corsi capaci di estendersi per molti chilometri. Così lo spazio è risicato».

Se i bacini fluviali entrano in secca, infatti, l’animale lega la sua sopravvivenza alla possibilità di incontrare delle pozze d’acqua residue. All’occorrenza può utilizzare anche i laghi e i bacini universali che, tuttavia, non sono esattamente l’ideale.

Non aiuta, infine, il consumo medio d’acqua che caratterizza il nostro Paese. In Italia , infatti, il valore medio pro capite è superiore alla media europea. Anche dal lavandino si può dare una mano concreta a chi nuota per sopravvivere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA