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BOLZANO. Con “Otello” di Willliam Shakespeare, da sempre considerato capolavoro della letteratura teatrale, si sono misurati i più prestigiosi attori di ieri e di oggi. Così ogni edizione di “Otello” si carica di attese, compresa quella vista nel Teatro Comunale di Bolzano, ospite della stagione di prosa dello Stabile. Nella versione firmata da Nanni Garella e prodotta Arena del Sole-Nuova Scena-Teatro Stabile di Bologna domina la potenza della parola, che trova riscontro in un testo segnato da tagli (mancano per esempio i personaggi di Bianca e Brabanzio), vivacizzato da un linguaggio colorito e contemporaneo, che da un lato non compromette la classicità e la fedeltà all’opera, dall’altro lato garantisce ritmo e scorrevolezza all’interpretazione degli attori.
L’impianto scenografico ideato da Antonio Fiorentino è semplice, bello, e funzionale: privo di descrizioni ambientali, presenta una grande tela incolore, adattabile, attraverso gli effetti sonori e le luci di Gigi Saccomandi, alle esigenze narrative illustrando la bufera, il cielo con la luna. Il piano del palco è ricoperto da un telo plumbeo, che sarà spiaggia, pavimento, talamo. In una Cipro stilizzata e rarefatta si consuma la tragedia di Otello, il Moro veneziano precipitato nell’abisso della gelosia senza freno e limiti, quasi marionetta della trama perversa orchestrata da Iago. Maurizio Donadoni, cui compete la parte dell’infido alfiere di Otello, disegna con maestria un uomo pragmatico, privo di valori, scaltro e rude. E’ lui il vero protagonista e per Donadoni si tratta di un’ottima prova d’attore, dinamica e dai molteplici registri espressivi, calibrati e comunicativi nell’uso della voce e dei gesti. Otello di Massimo Dapporto, ammaliato dal candore della moglie Desdemona e pazzo di gelosia, è asciutto ed essenziale, senza fronzoli romantici. La regia ordinata e scorrevole di Garella, che coniuga con sensibilità moderna il senso della tragedia shakesperiana, mette a fuoco argomenti legati al pregiudizio razziale, allo scontro tra Occidente (Iago) e Oriente (Otello), alla fragilità umana e alla complessità dei rapporti di coppia che filtrano soprattutto in Desdemona, che Lucia Lavia, giovane e promettente figlia d’arte, interpreta in modo delicato e appassionato, convinta della bontà del mondo e presa dal suo amore fino al gesto estremo. Convincono Cassio di Woody Neri, Roderigo, altra vittima delle oscure trame di Iago, affidato a Matteo Alì e Montano affidato alle competenze di Gabriele Tesauri. Il numeroso pubblico presente in sala premia la prova degli attori con applausi calorosi e ripetuti.


