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BOLZANO. L’annuncio del finanziamento di oltre 6 milioni di euro al team guidato dalla biologa computazionale bolzanina Francesca Demichelis, specializzata nella ricerca oncologica, è di poche settimane fa. Il suo è uno dei sei nuovi programmi di ricerca, finanziati con un fondo complessivo di 33 milioni di euro, selezionati a livello internazionale per accelerare lo sviluppo della ricerca clinica oncologica. Si tratta di studi quinquennali che rientrano nell'Accelerator Award, un programma internazionale promosso da Cancer Research UK (CRUK), dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), e dalla Fundación Científica della Associazione Española Contra el Cáncer (FC AECC). La dottoressa Demichelis è professoressa e ricercatrice presso l’Università di Trento Centro di Biologia Integrata (CIBIO) e il suo progetto, della durata di cinque anni, avrà inizio prprio domani, primo novembre. Il team dell’Università di Trento insieme al team di Gerhardt Attard dell’University College London (UCL) collabora con quattro centri ospedalieri italiani - l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori di Meldola, l’Istituto Oncologico Veneto di Padova, l’Azienda Ospedaliera Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano e l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento. Il progetto consiste nello sviluppo della tecnologia della biopsia liquida applicato nello specifico ai pazienti con cancro alla prostata in fase avanzata. Sappiamo già che questo metodo può dare risultati non altrimenti ottenibili. La biopsia liquida infatti permette di raccogliere informazioni che provengono da tutte le metastasi, mostrando il loro stato in maniera minimamente invasiva (si tratta infatti di una analisi del sangue invece che direttamente del tessuto malato come avviene con la biopsia dei tessuti, spesso impraticabile sui pazienti molto malati). «Abbiamo proposto l’idea un anno fa - racconta Demichelis - dopo una prima scrematura di candidati, abbiamo presentato il progetto ad una commissione a Londra e dopo qualche mese è arrivato il finanziamento. Alla fine di questi 5 anni di ricerca gli oncologi dovrebbero essere in grado di utilizzare il test sui pazienti e questo permetterà di verificare in che modo un individuo sottoposto a terapia sta reagendo, di conseguenza diventerà molto più semplice scegliere il tipo di terapia adeguata».


