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MERANO. Erica Petroni da qualche settimana ha messo in pratica anche in città la "food art factory", un sistema innovativo di cucinare e distribuire le pietanze ("tutte rispettose del territorio"). Ma la giovane chef (vanta una notevole esperienza a livello nazionale, tanto di avere lavorato in cucina con il pluristellato Massimo Bottura) non ha messo in conto le difficoltà burocratiche sollevate dal Comune "e dalla scarsa conoscenza delle leggi che disciplinano questo settore economico che rappresenta il futuro dell'arte culinaria".
Erica Petroni ha un furgone. Che è pieno di ogni ben di Dio. Prodotti tipici della nostra zona. Che lei poi cucina. Il furgone è parcheggiato a Sinigo, sulla stradina che da via Nazionale porta verso la ditta Lazzeri. «Dopo una serie di incontri in Comune - dice la giovane chef - ho avuto la licenza per l'occupazione del suolo pubblico con la mia attività e per il catering. Il mio furgone da ottobre è qui, a disposizione dei clienti. Il problema è il catering: dovrei ricevere le ordinazioni a Sinigo, poi farmi un giro col furgone per la città e quindi consegnare il cibo qui nella frazione. È assurda una situazione del genere». Insomma non può muoversi a consegnare le pietanze.
Erica Petroni ha cercato di spiegare la sua attività in Comune. Ha chiesto vari incontri al sindaco Paul Rösch che non ha ancora trovato il tempo per risponderle. Ma la giovane chef è tosta. Vuol continuare con la "food art factory" e non è disposta a cedere di un solo millimetro. S'è studiata a fondo la legge nazionale, quelle provinciali ed anche le disposizioni comunali. «Mi pare -aggiunge - che nei vari uffici non vi sia una conoscenza approfondita delle disposizioni. Io posso restare a Sinigo con il mio furgone-cucina, tra l'altro svolgo un prezioso servizio anche a favore della frazione visto che, da quando sono presente in questa zona, sono diminuiti i disagi per la popolazione, non ci sono più siringhe abbandonate, i bambini possono giocare tranquillamente».
Il furgone della Petroni è diventato un'attrazione. «La gente si ferma, mangia ciò che cucino, è soddisfatta di ciò che propongo loro, valorizzando soprattutto i prodotti locali. È questo contatto con la popolazione che cerco e che mi dà le maggiori soddisfazioni». La presenza del furgone (e soprattutto i buoni affari) ed il nuovo tipo di presentare la cucina ha già sollevato le perplessità dei cuochi dei ristoranti "tradizionali". «Vogliono che chiuda il furgone? - dice ancora Erica Petroni - Io ne faccio un posto dove si può mangiare al massimo in due persone alla volta. Non sarebbe il primo caso. Ma io credo fermamente nella food art factory che rappresenta il futuro culinario. Mi consente di preparare le degustazioni nel furgone e di metterle poi a disposizione dei clienti, sempre con l'obiettivo, per me prioritario, di valorizzare i prodotti locali». Intanto, dopo una serie di (sempre complicate) trattative con il Comune, Erica Petroni ha ottenuto il benestare per poter partecipare alla Festa dell'uva che animerà il centro cittadino questo fine settimana: «Posizionerò il mio furgone-ristorante in via Portici, proprio sotto le finestre del sindaco. Chissà che non sia la volta buona per illustrargli la mia attività e chiedere maggiore comprensione».


