Bolzano. «Education is light», sta scritto così sulla facciata di una delle scuole realizzate in Tanzania dallo storico gruppo missionario della parrocchia di Regina Pacis. Siamo a Ijinyu. «L’educazione è luce». Sotto il motto, una marea di bimbi dell’asilo vocianti; impossibile metterli in posa per foto di rito. Sopra le porte delle aule, stanno le lettere dell’alfabeto e un disegno per ognuna: A come Apple, B come Ball, C come Cake. E poi i numeri. Perché qui in terra maasai, quando si termina la scuola dell’infanzia, già si sa leggere e si conoscono i numeri. In lingua maasai e pure in inglese.

La scuola per maestri

Merito, tanto, del gruppo missionario. Ma erigere scuole mica basta. Occorre formare i maestri. E per poterlo fare, nella diocesi di Same hanno avuto una ulteriore botta di fortuna, dovuta al buon cuore di una bolzanina, scomparsa due anni fa dopo essere stata colpita da un male incurabile, e fulminante, che se l’è portata via. In soli tre mesi... Si chiamava Giustina Merotto, a lungo segretaria del Gruppo missionario di Regina Pacis. «Poco prima di andarsene - racconta il presidente del Gruppo missionario, Gianfranco Ferro - ci ha fatto una consistente donazione, e ha detto: fateci qualcosa di buono, vedete voi cosa...»

Bolzano non è Trento

E così, in parrocchia si sono subito rimboccati le maniche e hanno deciso: scuola per formare maestri, gestita dalle suore attive nella diocesi di Same, nel nord est della Tanzania, dove il gruppo missionario, dal 2007 al 2018, ha già concretizzato la bellezza di 26 differenti progetti. Detto, fatto. Con il cofinanziamento della Provincia che, per fortuna, al contrario di Trento e della sua nuova maggioranza politica, crede ancora molto nella cooperazione internazionale e la sostiene fattivamente. Specie la sanità e l’alfabetizzazione.

Il viaggio e il libro

Tra la fine di gennaio e la metà di febbraio, il presidente Ferro ha compiuto un lungo, estenuante ma allo stesso tempo esaltante viaggio in Tanzania, compiendo in pratica il periplo dell’intero confine di stato. Caldo, strade bianche sconquassate, ore e ore di jeep. Ci ha scritto un libro, Ferro, che con modestia chiama opuscolo. Ma sono buone cento pagine, foto su foto, cartine. Prove fotografiche di quanto fatto laggiù, perché i bolzanini aiutano volentieri, son generosi, ma poi è giusto relazionare.

Le opere

Una biblioteca a Ushirombo, un centro sociale per giovani a Tungi, una casa accoglienza a Kaniha, un impianto fotovoltaico a Bomang Ombe, un dispensario a Kaniha, un serbatoio idrico a Ngarenairobi, un casa sociale a Bukombe, un dormitorio a Kilasara, una scuola secondaria a Same. E si potrebbe proseguire a lungo. C’è anche la perforazione di un pozzo a Itimbya. (E anche qui ci sarebbe tutta una storia da raccontare, perché l’opera è stata finanziata dai Masetti, una famiglia di Oltrisarco). In tutto i progetti realizzati finora sono 26. E si proseguirà ancora. Nel 2019 si costruirà una casa della salute a Mulera, un refettorio con servizi igienici e cucine a Itimbya, una scuola secondaria a Sumbawanga, un dormitorio femminile ancora a Itimbya. Sempre a Itimbya si stenderà un acquedotto, che servirà a collegare il pozzo Masetti alle varie strutture del villaggio. La Provincia di Bolzano aiuta in molti casi, finanziando al 50-70% le spese. E siccome il Gruppo Missionario lavora bene, e porta prove solide, l’ente salda in tempi rapidi. Al contrario di Trento, dove occorre un annetto.

Il racconto

Cinquecento copie, non destinate alla vendita, ma piuttosto da regalare a chi ha sostenuto Regina Pacis in questi anni. Il libro si intitola “Tanzania 2019 - Un viaggio speciale, con gente speciale e tra gente speciale”. Serve anche a sensibilizzare, ad attrarre nuovi sostenitori. Ma già in sé è servito a fare dell’ulteriore bene, perché è stato impaginato e stampato dalla cooperativa sociale InSide, nella quale lavorano anche disabili. In più, probabilmente a maggio, al Cristallo si terrà pure una serata, con proiezione di immagini. Bellissime.

Emozioni

«Era da tempo - racconta Ferro - che desideravo ritornare in Tanzania e cercavo un amico per il viaggio. Ho trovato, come le altre volte, don Roberto Anhof», che da qualche mese è in Tanzania e rimarrà nelle varie missioni per tutto il 2019. «Ha fatto con me il volo intercontinentale, di andata e ritorno, Ezio Girardi che da tanti anni si reca in quella terra, avendo aiutato a suo tempo, con il Gruppo Alpini di Cles, padre Camillo Calliari, da tutti chiamato baba Camillo».Ora, da diversi anni si rende utile nella missione di padre Drazan Klapez, un missionario croato che risiede nella missione di Dakawa. Il viaggio è stato programmato per verificare i progetti in corso e per inaugurare la Casa Giustina Merotto, una casa alloggio per i maestri della scuola primaria, già realizzata per i bambini maasai di Ijinyu-Kisiwani. Questi viaggi nelle missioni, tiene a precisare Ferro, «non sono paragonabili ai viaggi turistici organizzati dalle agenzie; sono tutta un’altra cosa. In questo modo vivi l’Africa vera, affronti realtà che neanche immagini, osservi con meraviglia le persone che incontri e che non ti fanno mai mancare un sorriso; ogni luogo visitato è una sorpresa; in te nasce tanta curiosità per tutto quello che vedi e anche la commozione per tante piccole cose ti sorprenderà spesso. Questa che ho vissuto nei miei viaggi di “lavoro” è l’Africa che ti spiazza, ti confonde, ti rapisce, mette in crisi le tue certezze, i tuoi parametri bello/brutto, ricco/povero. Bianco-nero qui a volte si confondono, ma a volte ti appaiono ancora più netti e ti mettono decisamente in crisi».

La sorpresa di questo viaggio

È risultata ancora più forte delle altre volte, prosegue, «perché sono partito quando in Italia era pieno inverno, la notte del 23 gennaio, e sono arrivato a Dar es Salaam ancora in piena notte, in un luogo dove una folata di caldo umido mi ha investito appena sceso dall’aereo». All’indomani, «mi accorgerò che il sole splenderà dall’alba al tramonto inesorabile (salvo rare eccezioni) e poi cadrà giù, all’improvviso, senza lasciarti il tempo di abituarti al buio della notte». È stato un viaggio impegnativo e faticoso, «ma anche ricco di soddisfazioni per aver visto il risultato finale di tanto lavoro fatto anche in Italia con la collaborazione di tanti amici che ci sostengono e ci aiutano in questa attività di promozione umana e di aiuto verso chi certamente ha molto meno di noi e a cui il nostro mondo ha portato via in passato e sta ancora portando via le loro risorse senza corrispondere il giusto compenso alle popolazioni residenti».

Un aiuto

Se qualcuno volesse contribuire alla realizzazione dei progetti del Gruppo Missionario Regina Pacis Onlus, potrà versare il suo contributo sul conto Intesa San Paolo, via Milano 38, Iban IT46 X030 6911 6221 0000 0004 450. «Ogni donazione tramite bonifico - chiarisce Ferro - è deducibile dal reddito complessivo». Altrimenti, si può sostenere con il 5Xmille. «Non costa nulla, basta solo indicare sul Cud e/o sul modello Unico o nel 730 il codice fiscale 94096290211».