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bolzano. Enrico Letta ricorda commosso Giancarlo Bolognini. L’ex premier è stato avvisato mercoledì sera della morte dell’amico. C’è stato un lungo filo di chiamate, partite da Bolzano verso i luoghi in cui Bolognini coltivava i suoi numerosi legami di politica e sport. Bolognini è morto a 80 anni, Letta ha 52 anni, forse non è noto a tutti il legame profondo che li legava, si sono sentiti sempre, fino agli ultimi giorni. Letta rende onore all’amico, ne disegna un ritratto pieno di riconoscenza, affetto e stima. Oggi pomeriggio sarà a Bolzano per salutarlo nella camera ardente allestita in Comune.
Enrico Letta, chi era per lei Giancarlo Bolognini?
Giancarlo è stato un punto di riferimento, un maestro di vita. Un uomo schietto, lungimirante, tutto di un pezzo. Ci conoscevamo da venticinque anni, il nostro è stato un rapporto di autentica amicizia, non solo una consuetudine politica. In queste ore sto pensando al ricordo più intenso della nostra amicizia.
Lo può condividere?
Ho trascorso con lui il mio ultimo giorno come presidente del Consiglio. Febbraio 2014, eravamo a Sochi per le Olimpiadi invernali, io come rappresentante dell’Italia, Giancarlo come presidente della Federghiaccio. Sapevo che di lì a poco sarebbe scaduto il mio tempo a Palazzo Chigi, è stato bello trascorrere tutta quella giornata con Giancarlo, lì in Russia, tutti e due, abituati a incontrarci a Roma o a Bolzano. Dall’alto della sua esperienza politica, seppe trovare le parole giuste.
Cosa le disse in quelle ore?
Mi spiegò che la vita non sarebbe finita lì, che avrei avuto altre opportunità, mi consigliò di vivere bene le discontinuità della vita.
Infatti lei sembra felice della sua attività universitaria a Parigi.
Lo devo anche alle parole di Giancarlo.
Forse è meglio non chiedere cosa Bolognini disse di Renzi quel giorno a Sochi.
Meglio lasciare stare.
Come vi siete conosciuti?
Abbiamo vissuto insieme tutto il percorso politico dai Popolari in poi, la Margherita e l’Ulivo. Bolognini era molto legato a Beniamino Andreatta, il mio mentore universitario e politico. Era la generazione di mezzo tra Andreatta e me. È stato il mio punto di riferimento per comprendere l’Alto Adige e la sua delicatezza. Arriverei a dire che era il mio Virgilio nei rapporti con la Svp, perché Giancarlo ha sempre lavorato per tenere la Svp legata al centrosinistra. Nei miei rapporti con Durnwalder, Kompatscher, Zeller e Brugger, anche durante la mia esperienza come premier, c’è sempre stato Giancarlo ad accompagnarmi per capire meglio gli equilibri in Alto Adige, a insistere che quella era la via giusta. Peccato che non sia più così, forse perché anche Giancarlo non c’era. Era di una simpatia trascinante. Con lui finiva sempre a tavola con canederli e Lagrein.
Ha rivestito molti ruoli importanti, ma non è mai entrato in Parlamento. Un politico di quel calibro...
Avrebbe dovuto essere deputato. Un mio rimpianto è non essere riuscito a influire di più su certe candidature. Ma dico una cosa: non aveva bisogno di essere deputato per essere influente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Enrico Letta, chi era per lei Giancarlo Bolognini?
Giancarlo è stato un punto di riferimento, un maestro di vita. Un uomo schietto, lungimirante, tutto di un pezzo. Ci conoscevamo da venticinque anni, il nostro è stato un rapporto di autentica amicizia, non solo una consuetudine politica. In queste ore sto pensando al ricordo più intenso della nostra amicizia.
Lo può condividere?
Ho trascorso con lui il mio ultimo giorno come presidente del Consiglio. Febbraio 2014, eravamo a Sochi per le Olimpiadi invernali, io come rappresentante dell’Italia, Giancarlo come presidente della Federghiaccio. Sapevo che di lì a poco sarebbe scaduto il mio tempo a Palazzo Chigi, è stato bello trascorrere tutta quella giornata con Giancarlo, lì in Russia, tutti e due, abituati a incontrarci a Roma o a Bolzano. Dall’alto della sua esperienza politica, seppe trovare le parole giuste.
Cosa le disse in quelle ore?
Mi spiegò che la vita non sarebbe finita lì, che avrei avuto altre opportunità, mi consigliò di vivere bene le discontinuità della vita.
Infatti lei sembra felice della sua attività universitaria a Parigi.
Lo devo anche alle parole di Giancarlo.
Forse è meglio non chiedere cosa Bolognini disse di Renzi quel giorno a Sochi.
Meglio lasciare stare.
Come vi siete conosciuti?
Abbiamo vissuto insieme tutto il percorso politico dai Popolari in poi, la Margherita e l’Ulivo. Bolognini era molto legato a Beniamino Andreatta, il mio mentore universitario e politico. Era la generazione di mezzo tra Andreatta e me. È stato il mio punto di riferimento per comprendere l’Alto Adige e la sua delicatezza. Arriverei a dire che era il mio Virgilio nei rapporti con la Svp, perché Giancarlo ha sempre lavorato per tenere la Svp legata al centrosinistra. Nei miei rapporti con Durnwalder, Kompatscher, Zeller e Brugger, anche durante la mia esperienza come premier, c’è sempre stato Giancarlo ad accompagnarmi per capire meglio gli equilibri in Alto Adige, a insistere che quella era la via giusta. Peccato che non sia più così, forse perché anche Giancarlo non c’era. Era di una simpatia trascinante. Con lui finiva sempre a tavola con canederli e Lagrein.
Ha rivestito molti ruoli importanti, ma non è mai entrato in Parlamento. Un politico di quel calibro...
Avrebbe dovuto essere deputato. Un mio rimpianto è non essere riuscito a influire di più su certe candidature. Ma dico una cosa: non aveva bisogno di essere deputato per essere influente.
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