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BOLZANO. È una discarica a cielo aperto. Non vecchia, perché di recente si è tranciato il lucchetto e si è divelta la sbarra che impediva di accedere coi mezzi per scaricare. C’è di tutto: montagne di vestiti e scarpe, pali di cemento di quelli da frutteto, bici, bombole di gas, divani. C’è addirittura un’automobile, fatta precipitare in un prato dall’alto, solo per sfizio. Siamo all’altezza della Spaghettata, tra il fiume Isarco e le ultime centinaia di metri dell’arginale, prima del sovrappasso che conduce in zona industriale e allo svincolo per l’inceneritore. A segnalare la discarica abusiva al consigliere comunale Claudio Della Ratta è stato un gruppo di bolzanini, assai indignato anche perché la zona è diventata pericolosissima.
Prendendo la stradina pedo-ciclabile che corre sulla sinistra del fiume Isarco, dall’inizio di ponte Resia verso sud, sotto l’autostrada, come precisa Della Ratta, «entriamo in una terra di nessuno. Rifiuti abbandonati - tanti rifiuti abbandonati - tubi elettrici e telefonici “volanti”, barriere di protezione dell’Autobrennero mancanti, pozzetti pericolosi aperti, scale pericolose in quanto prive di gradini (è rimasto solo il telaio di metallo esterno), arrangiamenti provvisori di fortuna, sbarre di accesso violate (tagliato il lucchetto di chiusura), lavori di sistemazione iniziati e poi abbandonati, evidenze di furti di materiale avvenuti». Una zona a ridosso della città, prosegue indignato il consigliere comunale, «praticamente abbandonata a sé stessa».
Nessuno, pensa Della Ratta, potrebbe pensare di trovarsi a poche centinaia di metri dalle abitazioni».
E infatti, bastano due soli minuti in bicicletta, sotto ponte Resia, sulla sinistra orografica dell’Isarco, per arrivare nella zona incriminata. Per andarci, però, occorre estrema cautela. Perché? Sotto il viadotto dell’A22 penzolano pericolosamente dei cavi elettrici. Sempre dall’A22 sono precipitati a terra una ventina di pannelli delle barriere antirumore. E non è detto non ne caschino degli altri. A meno che qualcuno non li abbia staccati per rivenderseli. A un certo punto c’è un sovrappasso. E lì è il festival del rifiuto indifferenziato. La fanno da padroni vestiti e scarpe, ma si possono contare elettrodomestici, biciclette, bombole del gas. Passare da queste parti è pericoloso. Dalla strada è sparito il guard rail e si rischia di cadere nell’Isarco. C’è una profonda roggia, coperta da piastre di cemento, che però in parte sono sfondate: si rischia di cadere nell’acqua. Qui e là spuntano cavi elettrici, che partono da chissà dove per arrivare chissà dove. La vecchia, erta scalinata che permetteva di scendere al campo nomadi, è totalmente priva di scalini. Qualcuno se li è rubati. Poco oltre, altra discarica. La ciliegina sulla torta è un’auto sventrata, senza gomme, senza vetri. I sedili sono stati lanciati in giro per il prato circostante, assieme a poltrone, divani, centinaia di pali di cemento. Siccome la scala non c’è più, si è montata una scaletta in legno provvisoria che porta di sotto. Che sia lì per scendere comodamente ad abbandonare altri rifiuti? Non è un’ipotesi balzana, visto che da pochi giorni si è scoperto che qualcuno, per accedere all’area, ha prima tranciato il lucchetto che chiudeva la sbarra e poi l’ha divelta, demolendo anche il palo di supporto su cui veniva chiusa. Ora la strada è comodamente accessibile.
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