BOLZANO. «Bisogna bloccare la crescita della grande distribuzione che sta mettendo in ginocchio i negozi a gestione familiare e finirà per creare il deserto nei quartieri cittadini e nei paesi della periferia». Al centro degli interventi prima del presidente Walter Amort e poi del vice Dado Duzzi, ieri in occasione dell'assemblea generale dell'Unione commercio turismo servizi, ancora una volta le catene, i megastore, i centri commerciali. L'incubo dei piccoli. Sinonimo invece per i consumatori di grande offerta, possibilità di risparmio e parcheggio gratuito, ma soprattutto di svago per l'intera famiglia.

LE CIFRE. A preoccupare l'Unione sono le cifre: dal 2001 al 2008 le superfici di vendita (autorizzate) della grande distribuzione sono aumentate del 111 per cento (da 147.000 a oltre 310.000 metri quadrati). In rapporto ad altre province, l'Alto Adige ha raggiunto la quota record di 559 metri quadri dedicati alla grande distribuzione ogni 1.000 abitanti (Italia 338/1000, Verona 345/1000). L'attuale sistema conta in Alto Adige 7 mila negozi che danno lavoro a 35 mila persone. «Il commercio - ha ricordato il vicepresidente Duzzi - ha un fatturato di 4,8 miliardi di euro l'anno e rappresenta un quarto del Pil della provincia di Bolzano. Dobbiamo fare di tutto per difendere questo patrimonio». A minacciare il modello del commercio tradizionale - difeso in questi anni dall'Unione anche attraverso i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato - i centri commerciali. A Bolzano in via Galilei c'è quello che la giunta provinciale ha indicato come centro commerciale provinciale: il «Twenty», destinato ad ampliarsi entro il prossimo anno sull'area della ex tipografia Borgogno; in via Galvani, c'è il «Centrum» che dispone anche di una grande superficie di vendita e altri centri stanno sorgendo - ha ricordato Amort - a Varna, Lagundo, Laives.

PROBLEMA SOCIALE. Se non si riuscirà a bloccare l'avanzata della grandi superfic, nella periferia dei centri principali (Bolzano innanzitutto), a pagarne le conseguenze saranno in primo luogo i quartieri e poi i paesi del circondario. «A questo punto il problema - ha ricordato Amort - non riguarda più soltanto i commercianti, ma rischia di assumere una rilevanza sociale». Ecco cosa succederebbe, secondo Duzzi, se al centro commerciale di via Galilei se ne aggiungesse un altro alla periferia di Laives. «Il risultato sarebbe un deserto commerciale, economico e anche sociale: è nelle strade e nei negozi dei rioni che si stringono contatti, si tessono rapporti personali e si vive. In modo particolare per gli anziani la spesa fatta nel negozio sotto casa rappresenta spesso l'unico momento di socializzazione di una giornata riempita da una grande solitudine». Amort comunque è fiducioso: «Stiamo discutendo col presidente della giunta provinciale Durnwalder: è d'accordo a fare una legge quadro per evitare l'ulteriore crescita delle grandi superfici. Anche lui si rende conto dei rischi che stiamo correndo. Se chiudono i negozi i paesi si spopolano».

CONFESERCENTI. Non è mai stata citata espressamente, ma il vicepresidente Duzzi, nel suo intervento, ha fatto riferimento alla Confesercenti e al progetto di centro commerciale naturale da attuare nel quadrilatero via Milano, via Palermo, via Torino, piazza Matteotti. Un'iniziativa in cui crede fortemente l'assessore provinciale Thomas Widmann. Che invece non convince affatto l'Unione. «Non è possibile fare voli di fantasia o promettere l'impossibile, prospettando un futuro irrealizzabile che è al di fuori della realtà. Al di fuori della favole, però, esiste la concretezza fatta di piccoli passi, costanti e sicuri nella direzione da sempre scelta dall'Unione che è quella di sostenere e rafforzare in ogni modo il lavoro quotidiano dei piccoli imprenditori che operano nel settore del commercio e dei servizi».

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