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Bolzano. «Domani mattina (oggi, ndr) vado alla Forestale, oltre che per denunciare la perdita di quattro arnie, a chiedere se è possibile avere il filo elettrico. Non ci sono altre possibilità per difendere le api dall’assalto dell’orso». Maurizio Delmarco, 67 anni apicoltore di Varena, è demoralizzato e preoccupato al tempo stesso: un plantigrado - quasi sicuramente M49 fuggito il 15 luglio dal Casteler - nella notte tra sabato e domenica gli ha distrutto quattro arnie delle otto che aveva portato in località “Cava del bus”, sulla strada che, dopo il bivio di Stava, sale a passo Lavazè. A conferma che in questi giorni l’orso più ricercato d’Italia si trova nella zona del Lavazè, al confine tra Trentino e Alto Adige. Ed è possibile che si stia spostando verso Pampeago-Obereggen.
Venerdì, vicino a malga Ora, frequentata in estate dagli escursionisti e in inverno dagli appassionati di sci da fondo, erano state trovate le impronte dell’orso. La traccia lasciata sul terreno morbido delle zampe è stata rilevata da una guardia forestale di Trento e inviata al Servizio provinciale competente da dove è arrivata la conferma: compatibile con M49.
Tra venerdì e sabato notte l’orso - capace di macinare decine di chilometri in poche ore - è sceso da malga Ora, a quota 1875, sul versante trentino. Attraversando i boschi distrutti, a fine ottobre, dalla tempesta Vaia.
Attirato dall’odore del miele, il plantigrado ha individuato le otto arnie di Delmarco.
Apicoltore per passione - che nell’apiario di Varena ha un’altra settantina di arnie - Delmarco intorno alle 20 di sabato era andato a portare alle “famiglie” del candito (nutrimento per le api, ndr).
«Intorno - racconta - era tutto tranquillo. Ho messo il candito nel nutritone e sono tornato a casa. L’orso deve essere passato intorno alle 23, massimo mezzanotte. Il nutritore era ancora quasi pieno di candito, segno che le api non hanno neppure fatto in tempo a mangiarlo».
A dare l’allarme è stato il consigliere comunale Alex Polesana, delegato al miglioramento ambientale nell’ambito dell’agricoltura e delle foreste, e rettore della riserva di caccia: stava osservando alcuni camosci presenti nell'area e come sempre ha dato un’occhiata anche alle arnie di Delmarco. Di otto quattro erano distrutte.
È stata immediatamente informata la forestale trentina e Paolo Scarian, falegname fiemmese, grande appassionato in particolare di lupi che ha creato anche un gruppo facebook (fiemme e fassa il ritorno del lupo, ndr). «Visto che sabato - racconta - avevamo fotografato le orme dell’orso a malga Ora, ho voluto capire se a distruggere le arnie era stato il plantigrado. Ho avuto la certezza quando ho trovato gli escrementi; non tracce di impronte, perché il terreno in quel punto è secco. I forestali hanno quindi confermato i sospetti. Hanno infatti rinvenuto successivamente i peli e una “zampata” su un foglio cereo».
«Per ora - dice Paride Gianmoena, sindaco di Varena - non ho registrato particolare allarme tra i cittadini. Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi giorni».
Molto più preoccupato il consigliere Polesana, che oltre ad occuparsi della riserva di caccia è anche un allevatore e il suo gregge di pecore nei giorni scorsi si trovava poco distante da malga Ora: «Adesso la paura c'è. Per i lupi ormai qui in zona ci siamo attrezzati, per gli orsi no».
Il lupo è il principale “indiziato” dell’uccisione di cinque pecore all’Alpe di Siusi, in località "Tschapit": «È quasi certo - dice l’assessore provinciale Arnold Schuler - stiamo facendo le verifiche».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Venerdì, vicino a malga Ora, frequentata in estate dagli escursionisti e in inverno dagli appassionati di sci da fondo, erano state trovate le impronte dell’orso. La traccia lasciata sul terreno morbido delle zampe è stata rilevata da una guardia forestale di Trento e inviata al Servizio provinciale competente da dove è arrivata la conferma: compatibile con M49.
Tra venerdì e sabato notte l’orso - capace di macinare decine di chilometri in poche ore - è sceso da malga Ora, a quota 1875, sul versante trentino. Attraversando i boschi distrutti, a fine ottobre, dalla tempesta Vaia.
Attirato dall’odore del miele, il plantigrado ha individuato le otto arnie di Delmarco.
Apicoltore per passione - che nell’apiario di Varena ha un’altra settantina di arnie - Delmarco intorno alle 20 di sabato era andato a portare alle “famiglie” del candito (nutrimento per le api, ndr).
«Intorno - racconta - era tutto tranquillo. Ho messo il candito nel nutritone e sono tornato a casa. L’orso deve essere passato intorno alle 23, massimo mezzanotte. Il nutritore era ancora quasi pieno di candito, segno che le api non hanno neppure fatto in tempo a mangiarlo».
A dare l’allarme è stato il consigliere comunale Alex Polesana, delegato al miglioramento ambientale nell’ambito dell’agricoltura e delle foreste, e rettore della riserva di caccia: stava osservando alcuni camosci presenti nell'area e come sempre ha dato un’occhiata anche alle arnie di Delmarco. Di otto quattro erano distrutte.
È stata immediatamente informata la forestale trentina e Paolo Scarian, falegname fiemmese, grande appassionato in particolare di lupi che ha creato anche un gruppo facebook (fiemme e fassa il ritorno del lupo, ndr). «Visto che sabato - racconta - avevamo fotografato le orme dell’orso a malga Ora, ho voluto capire se a distruggere le arnie era stato il plantigrado. Ho avuto la certezza quando ho trovato gli escrementi; non tracce di impronte, perché il terreno in quel punto è secco. I forestali hanno quindi confermato i sospetti. Hanno infatti rinvenuto successivamente i peli e una “zampata” su un foglio cereo».
«Per ora - dice Paride Gianmoena, sindaco di Varena - non ho registrato particolare allarme tra i cittadini. Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi giorni».
Molto più preoccupato il consigliere Polesana, che oltre ad occuparsi della riserva di caccia è anche un allevatore e il suo gregge di pecore nei giorni scorsi si trovava poco distante da malga Ora: «Adesso la paura c'è. Per i lupi ormai qui in zona ci siamo attrezzati, per gli orsi no».
Il lupo è il principale “indiziato” dell’uccisione di cinque pecore all’Alpe di Siusi, in località "Tschapit": «È quasi certo - dice l’assessore provinciale Arnold Schuler - stiamo facendo le verifiche».
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