Bolzano. Solo Diego Nicolini del M5S e Sandro Repetto del Pd si sono smarcati in consiglio provinciale dal voto sull’abolizione del Commissariato del governo(entrambi astenuti). I due consiglieri rivendicano la loro decisione. Così Repetto: «Ecco la Lega al governo. Solo io e Nicolini ci siamo schierati contro questo scempio, questo affronto alle istituzioni della Repubblica. La Lega? Ha votato a favore. Una vergogna così non l’avevo mai vista (e io di cose ne ho viste tante)». Nicolini sottolinea: «Si parla genericamente di spostare le funzioni del Commissariato ai Comuni o alla Provincia. Immaginate il Landeshauptman capo della Polizia? Vogliamo forse che l'Alto Adige diventi uno Stato di polizia sotto il controllo della politica locale? Ma la questione che più stride è quella legata al personale. Quasi tutto il personale dell'amministrazione statale in Alto Adige è gestito dal Commissario del governo: vogliamo affidare ad un'amministrazione provinciale incapace di rivedere in maniera corretta i salari dei propri dipendenti anche tutti gli altri lavoratori pubblici? Io ed il Movimento siamo gli strenui ed ultimi difensori dell'Autonomia come baluardo democratico contro le barbarie che questa giunta vuole perpetrare a danno dei cittadini». Infine Enrico Lillo (Noi per l’Alto Adige) torna ad attaccare la Lega per il voto a favore della mozione della Stf (solo Massimo Bessone è uscito dall’aula): «Le dichiarazioni di Giuliano Vettorato, sono di una gravità inaudita, da rimediare solo con le dimissioni da un ruolo così importante come vice presidente della giunta provinciale e come rappresentante della comunità italiana. Giustificare un voto così significativo, cioè l’abolizione di un organo dello Stato Italiano con “è un tema di cui si è discusso mille volte e siamo allo stesso punto” significa giocare con il destino altrui senza sapere quali potranno essere le conseguenze delle proprie azioni. Si tratta di una istituzione garante della politica nei confronti della comunità altoatesina e in particolare della minoranza italiana. Dare intenzionalmente il proprio assenso, con la speranza che non produca effetti,è indice di assoluta irresponsabilità o di inadeguatezza al ruolo rivestito».