BOLZANO. La nuova piazza Magnago continua ad animare il dibattito tra architetti, urbanisti, ma anche “semplici” cittadini. Una spianata senz’anima, o spazio funzionale al suo ruolo istituzionale tra i palazzi del potere? Oggi ospitiamo l’intervento dell'architetto Carlo Calderan, presidente della Fondazione Architettura Alto Adige.

* * *di Carlo Calderan

Piovono critiche sulla nuova piazza Magnago: troppo vuota, troppo calda, troppo cemento, senza alberi, metafisica e la condanna finale: un non-luogo! Sono andato a vederla, sono salito sulla scalinata del Parlamento Provinciale, mi sono girato e ho visto quello che vedono in nostri consiglieri ogni volta che lasciano l’edificio: un posto bellissimo ed intenso. Tre palazzi uno diverso dall'altro, tre momenti della storia dell'architettura, della politica e della società altoatesina racchiudono la piazza: l'austero palazzo di Luis Plattner e Guido Pellizzari ci parla degli anni difficili del dopoguerra, il palazzo Widmann di come il fascismo ha trasformato la villa di una nobile famiglia nell'impenetrabile e respingente palazzo del prefetto e il palazzo di fronte di Oswald Zoeggeler ci mostra il suo esatto contrario, parla dell'autonomia e dell'idea di un potere aperto, attraversabile, percorribile, che sia parte della città. Tre lati chiusi ed uno aperto, sul fondo. Sono rare le piazze di questo tipo, piazze marginali che si affacciano su di uno spazio che da qui pare essere già oltre la città; come il Campidoglio a Roma, o la Piazzetta a Venezia un lato è lasciato alla natura, al cielo o alla laguna, e qui agli alberi monumentali del giardino della stazione, grandi abbastanza per reggere il confronto con gli edifici che li inquadrano.

Si dirà che tutto ciò c'era già prima e non c’entra nulla con la nuova sistemazione. Io credo di no. La piazza per essere vista andava innanzitutto svuotata per lasciare spazio ai protagonisti che la circondano. Ci sono piazze cosi affollate di vita e attività per le quali i margini costruiti contano poco e quasi passano inosservati, come piazza delle Erbe ad esempio. Altre hanno bisogno di respiro ma non sono inutili perché sono una pausa nella congestione degli spazi urbani.

L’architetto Stanislao Fierro, progettista della nuova piazza, ha ridotto il suo intervento all’essenziale ed ha creato la scena libera su cui i tre “attori” potessero recitare la loro parte. Niente altro poteva essere aggiunto, perché niente sarebbe stato alla loro scala, e ogni nuovo elemento avrebbe avuto il ruolo di una semplice comparsa. La scelta di spostare Laurino mi pare poi particolarmente felice. Quanto è più efficace la sua statua, liberata dal giogo di essere inchiodata al centro, spostata ai margini, vicino ai i passanti, quasi già tra gli alberi del parco!

Carlo Calderan

Presidente della Fondazione Architettura Alto Adige