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BOLZANO. La differenza tra atto vandalico e performance artistica, in questo caso, sembra davvero labile. Dissentire è lecito, eppure la differenza c’è. E per coglierla, basta parlare con uno dei ragazzi che, nella notte tra il 15 e il 16 maggio scorso, hanno colorato una piccola porzione della Basilica del Santissimo Redentore, a Venezia, chiesa palladiana che si affaccia meravigliosa sul canale della Giudecca.
Lui, bolzanino di 28 anni, è stato identificato e ha già ricevuto la visita della Digos, che gli ha perquisito casa. «Stiamo parlando di qualche pennellata di colore – spiega – Un colore che ho scelto perché potesse essere tolto facilmente, così come ho scelto con cura anche il muro da dipingere, per far sì che potesse essere ripulito senza subire danni permanenti».
Capelli arruffati, grandi occhi azzurri, il giovane bolzanino è uno degli artisti emergenti della scena locale. E non solo. «Metterci la faccia e il nome? Non avrei problemi a farlo – spiega – ma non lo faccio perché sono sicuro che, alla fine, si parlerebbe di me solo per l’episodio di Venezia e non per ciò che ho fatto negli ultimi anni e che farò».
Non si sarebbe trattato di un atto vandalico compiuto dai soliti balordi, ma di un gesto pianificato. Anche perché l’artista altoatesino sapeva della presenza delle telecamere e sapeva anche che sarebbe stato identificato in fretta.
Cosa c’è dietro quel rettangolo dipinto di rosa fucsia, allora? E quelle scritte come vanno interpretate? «Amo l’arte, amo profondamente Venezia e non potrei mai danneggiare una chiesa come la Basilica del Redentore – spiega – ma volevo lanciare un messaggio. Quelle formule non hanno alcun senso, come non ha alcun senso l’atteggiamento di chi si indigna per qualche pennellata di colore, ma lascia che enormi navi da crociera danneggino ogni giorno le fondamenta di Venezia, quelle sì sono ferite irreparabili, o chi, in nome del denaro, permette a un turismo senza controllo di riempirla di rifiuti.
L’arte ha anche questo compito. Quello di far discutere e pensare. Anche di indignare, se necessario. Questo compito lo ha sempre avuto e deve averlo ancor di più ora, in un’epoca in cui ormai è stato fatto e visto tutto».
La preoccupazione per le conseguenze di quel gesto ci sono, ovviamente, ma il giovane resta convinto del valore del suo messaggio.


